Unioni civili, la diocesi romana attacca

Dura nota contro la delibera sulle unioni civili: il Vicariato di Roma si dice preoccupato

Cardinals hold their caps as wind blows

Non è durato nemmeno una settimana il "viaggio di nozze" romano, il plauso di una buona parte della città al via libera di lunedì sera al registro delle unioni civili dato dalle commissioni congiunte “Statuto e Regolamenti” e “Legalità e Diritti” del Campidoglio.

La delibera, che punta alla creazione di un registro delle unioni civili unico per tutto il Comune di Roma, che disciplinerà il rapporto di reciproca assistenza morale e materiale tra due persone maggiorenni, dello stesso sesso o di sesso diverso che non siano legate tra loro tramite il matrimonio, è stata duramente contestata dal Vicariato di Roma, che domani pubblicherà una nota sull'inserto del quotidiano Avvenire, Roma 7, anticipata dal quotidiano Il Tempo.

Il Vicariato bolla come "assurda" la delibera che approderà in Aula Giulio Cesare, motivando così la propria posizione (non richiesta):

"[...] non può sfuggire agli occhi di amministratori che dovrebbero avere a cuore il bene comune l'assurdità di tale ragionamento. Il fatto che la vera discriminazione consisterebbe nel trattare in modo uguale situazioni differenti, come sono le unioni civili e il matrimonio. [...] con il varo della delibera, a essere discriminate sarebbero le famiglie. Non si può barare con le parole. Così finisce per rivelarsi grottesco parlare della delibera come di 'atto concreto per la lotta a ogni forma di disuguaglianza'. Distinguere non è discriminare ma rispettare: questo dovrebbe essere chiaro. A meno che non si voglia immaginare di fornire assist a normative nazionali, ancora inesistenti, o di preparare qualche coup de theatre nella città del Papa, cuore della cristianità."

Riprendendo la polemica politica che bolla come "inutile" la delibera, perchè giuridicamente non valida (cosa sulla quale il dibattito è aperto, visto e considerato che a Milano non è stata propriamente priva di effetti, motivo della contestazione delegittimante del Vicariato), la Chiesa romana parla apertamente di forzatura giuridica frutto di miopia politica, tutto all'interno di una delibera contraddittoria:

"[...] riconoscendo l'iscrizione al registro delle unioni civili senza previa richiesta di tempi minimi di coabitazione, e ancora concedere i locali del Campidoglio adibiti alle celebrazioni dei matrimoni civili per uno 'pseudo-matrimonio' che suggelli l'iscrizione al registro, alla presenza di un delegato del sindaco. Un tocco hollywoodiano, una concessione alla scenografia per un'idea priva di sostanza, se si considera non solo l'inutilità giuridica di tale strumento ma anche il flop dei registri delle unioni civili in sei Municipi romani (meno di 50 coppie iscritte in 8 anni, come dimostrato da un'inchiesta di Avvenire)."

Nelle anticipazioni della durissima nota il Vicariato di Roma mostra tuttavia più le sue competenze giuridiche che non la sua autorità morale, entrando nel merito giuridico dell'iniziativa dimenticando completamente il suo ruolo "temporale" e non "legislativo" e non analizzando nemmeno una delle motivazioni "morali" che potrebbero spingere un cattolico a contestare la delibera sulle unioni civili. Sul tema è intervenuto con una nota anche il segretario di Radicali Roma Paolo Izzo, storica "bestia" laica sul lato anticlericale del Tevere:

"[...] l'attacco del Vicariato, con il suo linguaggio giovanilistico ciellino, in perfetto stile Papa-boys, malcela la solita ingerenza del Vaticano non sul piano etico bensì proprio su quello giuridico e legislativo, riguardante in particolare la sola città di Roma.
Dopo quasi un decennio di battaglie radicali per l'istituzione di un registro delle unioni civili nella Capitale, con decine di migliaia di firme di cittadini romani raccolte a sottoscrizione di delibere popolari in tal senso, potevamo ben aspettarci l'intervento a gamba tesa del Vicariato e richiama alla memoria il 2007, quando bastò un incontro tra il sindaco Veltroni e il cardinale Bertone, di fatto una coppia, per escludere le vere coppie di fatto persino da un dibattito in Campidoglio."

scrive Izzo. La battaglia (giuridica e non etica) è appena cominciata.

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