Auto elettrica a Roma: la prova su strada di 06blog

Abbiamo provato su strada per 3 settimane un'auto elettrica in giro per Roma. Ecco il resoconto della nostra esperienza, bella e dannata.


Come sapete noi siamo sempre stati in prima linea per promuovere la mobilità alternativa, in particolare quella elettrica, pulita e silenziosa.

Eravamo più di 3 anni fa al convengo della Sapienza, dove fra gli altri, ci fu anche la presentazione del potenziamento delle colonnine di ricarica. Desideravamo da tempo fare una prova reale su strada con un auto elettrica.

Per farla come si deve, però, non basta una mattinata, ma servono giorni, anzi settimane. Ci siamo riusciti grazie a Maggiore. E alla sua formula EcoRent, alla deliziosa e scattante Peugeot iOn.

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Diciamo subito che non è troppo economica, soprattutto perché è concepita più per il visitatore che per il romano, e non prevede un abbonamento superiore alla mensilità, il che non permette di ammortizzare davvero i costi dell'uso quotidiano di una vettura.

Lo stress però è veramente abbattuto. L'auto elettrica gode di privilegi unici, che merita tutti. Passa per ZTL e centro storico meglio di un taxi, parcheggia nelle strisce blu senza pagare e soprattutto rispetta l'ambiente quanto un ciclista. Quindi non si ferma mai.

La macchina si guida con estremo piacere. Silenziosa, praticamente muta, reattiva, tecnologica. Comoda per la città perché alta e magra (4 porte) ma in grado di reggere bene la distanza snervante tra Roma centro ed Eur. Senza la minima sbavatura.

Certo, i vigili, nonostante abbiano in dotazione macchine identiche, dimostrano di sapere poco davanti ai nostri "diritti legittimi", per questo avere le fiancate ben visibili sul proprio stato ecologico è ottima cosa.

Consumi. Questa è la domanda che vi fate tutti. La nostra scelta è stata estrema, va detto. Abbiamo deciso di provarla con un spostamento urbano di quelli tipicamente romani: Centro-Eur. Tutti i giorni.

Ebbene. L'autonomia dei 150 km giornalieri è forse un po' esagerata, almeno sulla carta. Perché in un "andata/ritorno" (dipende anche dal traffico) la ricarica scende mediamente appena sopra la metà del segnalatore.

Quindi diciamo che in due giorni resti quasi a secco. In ogni caso ricaricare la macchina non "dovrebbe" essere un problema... Ed è qui invece che cominciano i guai.

Non per la ricarica della macchina in sé, che è facile, intuitiva, veloce. Ma per i famosi punti di ricarica: le colonnine.

Allora. Il primo dato è che i colonnini fatiscenti di Atac (via dei Pontefici) del comune di Roma "per la ricarica dei veicoli elettrici", come riportato dalla dicitura, non funzionano. Ovviamente sono stati usurpati dal parcheggio selvaggio. Anche trovare solo lo spazio per fermarsi, è un'impresa.


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Quindi ci si può affidare esclusivamente (a meno che non si scelga la via privata, ma più lunga, con garage) a quelli dell'Enel. Grazie a Maggiore noi eravamo in possesso anche della carta sim enel di riconoscimento e pagamento integrato alla colonnina.

autoelettrica roma

Il procedimento, ripetiamo, è facilissimo. E la ricarica totale piuttosto rapida. La disposizione dei colonnini in giro per la città è però studiata male (alcuni nascosti, singoli, altri troppo vicini) e ovviamente sono ancora troppo pochi. E dire che per l'Europa dovrebbero aumentare in maniera esorbitante.

Non solo. La vera follia del comune di Roma è stata la scelta di dipingere di bianco le strisce per tale parcheggio, riservando le gialle per quello del Car Sharing (che condivide l'angusto spazio) e riservando esclusivamente alla segnaletica verticale il compito di tamponare i vampiri romani del parcheggio selvaggio.

autoelett/carsharing

Capite da soli che in una città come Roma trovare quel posto libero dall'assalto del coatto che ti dice "non lo sapevo, c'era la striscia bianca" diventa praticamente un esercizio retorico. Perderemo sempre così. Facciamole viola quelle strisce!

bacarozzo de fero

bacarozzi de fero

Inutile raccontarvi quante volte ci siamo messi al telefono vanamente per segnalare il trasgressore ai vigili che non rispondono (speriamo che ora cambi qualcosa con twitter).

Come per il bike sharing e il car sharing, il confronto con una capitale quale Parigi appare crudelmente spietato.

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Ma c'è di peggio. A Roma, solo a Roma, c'è sempre di peggio. Come abbiamo scritto i colonnini sono pochi, e sei costretto a scelte obbligate quando li trovi tutti occupati (più o meno selvaggiamente dai #bacarozzidefero a benzina).

Finisci così a trovare liberi solo quelli in piazza SS. Apostoli, già sovracitata da queste "colonne" per il suo abuso di manifestazioni. Chi ha pensato di piazzare lì quelle ricariche? Un genio.

Comunque è sabato sera, non ci sono (ma quando mai ci sono?) segnalazioni di impensabili comizi di domenica mattina, 22 dicembre! e rischiamo di lasciarla in ricarica per la notte.

Al mattino, ovviamente, non c'è. E' stata rimossa, perché un gruppetto di 30 ucraini ha ricevuto il permesso per "occupare" la piazza. Che fastidio dava l'auto in ricarica? Mistero.

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roma ucraini

Intanto becchiamo la multa (che ovviamente contesteremo) dobbiamo andarla a recuperare, pagare circa 120 euro (che ovviamente non rivedremo) e rischiamo pure che l'autovettura sia stata danneggiata, soprattutto per il distacco della pistola e del cavo (molto caro!) che non si può fare senza chiavi.

Ecco, abbiamo raccontato proprio tutto. Ci chiediamo se davvero il Comune di Roma tuteli i cittadini che provano a rendere, di tasca propria, questa città più vivibile, più sana e più civile.

L'impressione è che vengano presi in giro, umiliati, puniti. Mentre i trasgressori e i raccomandati fanno sempre come il proprio comodo, anzi, vengono trascurati, quasi difesi. Questo è incitamento alla trasgressione. Lo diciamo da troppo tempo.

Nonostante il lungo elenco di cose che ancora ostacolano tale eco-rivoluzione, però restiamo convinti che il futuro ci darà ragione. E consigliamo vivamente l'uso coraggioso della mobilità elettrica privata.

auto elettrica a Roma: la prova

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