Roma e una città stupefacente ma anche il traffico di stupefacenti non scherza: dalla coca del litorale ai genitori hippy della provincia

Roma e una città stupefacente non c'è dubbio, ma anche il traffico di stupefacenti a quanto pare non scherza, tra coca sudamericana sbarcata a Ostia, tir di marijuana in viaggio con gli albanesi, scorribande tra pusher locali e 'figli dei fiori' incalliti.

A Tor Bella Monaca, stupisce ormai pochi che un 17enne muoia dopo essere stato colpito in testa da due proiettili durante un agguato, seguito da controlli, arresti, liti in strada, e temute rappresaglie di presunte piccole bande di pusher locali.

Ostia fa la sua parte, lasciando lambire la costa del litorale romano dalla cocaina in arriva dal Sudamerica (Perù e Cile), da distribuire sul mercato locale, anche se ora si ritrova con 22 kg di cocaina purissima in meno, sequestrata dai carabinieri di Ostia, con l'indagine coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica di Roma, condotta su due organizzazioni. La prima importava la droga per distribuirla sul mercato locale, la seconda la spacciava, concedendosi anche qualche furto e rapina. In totale 22 ordinanze di custodia cautelare (di cui 20 in carcere e due agli arresti domiciliari) smistate tra Regina Coeli e Rebibbia.

Tra gli arresti recenti della Squadra Mobile della Questura di Roma, portati a termine con la collaborazione di quella di Frosinone, ci sono anche i 5 criminali di etnia albanese, di una banda dedita al traffico di sostanze stupefacenti dall'Albania alla provincia di Roma e del frosinate, con base logistica il paese di Ferentino (FR) e un garage di stoccaggio in zona Garbatella, dove sono stati trovati 200 kg di marijuana. In questo caso il sequestro ha fruttato anche 800 kg di sostanza stupefacente, per un valore commerciale di oltre un milione di euro, murata in blocco di marmo trasportato in un tir fermato nella zona industriale di Anagni (FR).

La storia più ironicamente eloquente resta comunque quella che coinvolge un figlio arrestato dai carabinieri per possesso di marijuana, e il padre hippy, "trattenuto" dagli stessi, dopo essere stato beccato dalle telecamere di sorveglianza, mentre 'rollava una canna' con il ragazzo nella camera di sicurezza della caserma di Subiaco (comune della provincia di Roma), oltre a portare "un arsenale di spinelli" nascosti nelle mutande, nella convinzione che fosse la miglior "medicina" per far tranquillizzare il ragazzo piuttosto scosso per le manette ai polsi. Una cosa che farebbe ridere se non ci fosse da piangere, per la mancanza di discernimento e cervello (del padre), mentre l'avvocato arrampica la difesa sugli specchi.

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