Unioni civili a Roma, la delibera approda in Campidoglio

La delibera all'esame dell'Assemblea Capitolina: sul piatto ci sono i diritti civili di tutti

Sui diritti civili Roma non farà (purtroppo) da capofila tra le città italiane, nonostante la storia laica e progressista del popolo capitolino post-unitario, ma certamente la delibera sul registro delle unioni civili rappresenta quel "grande balzo in avanti" atteso da tempo, in materia di diritti.

Le commissioni congiunte "Statuto e Regolamenti" e "Legalità e Diritti" del Campidoglio hanno votato ieri il via libera alla delibera consiliare sul registro delle unioni civili, scritta e promossa dai consiglieri Battaglia, Magi, Raggi, Tempesta, Celli e Caprari: il testo, che potete leggere qui, va nella direzione di non discriminare le famiglie di fatto basate su legami affettivi eterosessuli od omosessuali rispetto ad ogni attività, iniziativa o servizio erogato da Roma Capitale, e non lede minimamente i diritti di chi è componente di una famiglia basata sul matrimonio.

Durante la discussione il dibattito si è fatto caldo sopratutto su due aspetti che prevedono l'equiparazione del 'compagno di fatto' al parente più prossimo in materia di assistenza sanitaria. In particolare, il testo riporta alcune aree tematiche di intervento che andranno considerate prioritarie: casa; sanità e servizi sociali; giovani, genitori e anziani; cultura, sport e tempo libero; infanzia, genitorialità, formazione, scuola e servizi educativi; diritti, partecipazione e pari opportunità; trasporti; occupazione e produttività.

Nella sostanza dunque migliaia di famiglie romane vedranno semplicemente riconosciuto lo stile di vita che attualmente mantengono, come è stato possibile anche per molti milanesi: un modo di vivere (e non "il" modo) che presuppone una libera scelta in piena coscienza. In tal senso la delibera approvata dalle commissioni capitoline rappresenta un ottimo esempio di pubblica amministrazione: la restituzione di una quota di quella libertà personale ceduta all'istituzione, che torna al cittadino grazie ai diritti civili di cui potrà godere nel prossimo futuro.

Per unione civile si intende, nel testo, il rapporto di reciproca assistenza morale e materiale tra due persone maggiorenni, dello stesso sesso o di sesso diverso che non siano legate tra loro da vincoli giuridici.

Il tutto escludendo, ovviamente, eventuali "limature" e "revisioni" del testo in Assemblea, come già annunciato dall'opposizione in Consiglio Comunale: dal Nuovo Centrodestra al consigliere (ed ex assessore alla famiglia) Gianluigi De Palo, la battaglia che si profila sarà asprissima, anche se le idee dell'opposizione appaiono confuse:

"E' la breccia di Porta Pia della sinistra per arrivare al matrimonio gay e alle adozioni gay. Noi su questo siamo totalmente contrari e ci vedremo in Aula."

ha denunciato allarmato ieri Marco Pomarici di Ncd, spiegando la contrarietà del suo gruppo alla delibera ed annunciando battaglia; una linea di opposizione che non è comune con i colleghi della Lista CittadiniXRoma dell'ex sindaco Alemanno, come manifestato dall'ex assessore De Palo:

"La delibera sull'istituzione di un Registro delle Unioni Civili è un atto puramente simbolico, astratto e ideologico che non inciderà minimamente sulla vita reale dei romani."

Soddisfatto invece il sindaco Ignazio Marino, che ha affidato all'immancabile Twitter il suo commento sull'approvazione della delibera:


Al registro delle unioni civili, che sarà unico per tutto il Comune di Roma (nonostante qualche Municipio se ne sia già dotato, cosa che ha permesso di esercitare una pressione sempre più forte sul legislatore) potranno chiedere l’iscrizione, con domanda congiunta delle parti interessate, i soggetti italiani, altri comunitari o stranieri, maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, senza previa richiesta di tempi minimi di coabitazione, di cui almeno uno residente nel Comune di Roma Capitale, che non facciano parte di altra unione civile e che non siano coniugati con soggetti terzi.

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