I Caldarrostai e i fili della luce volanti

Caldarrostaio

Le festività natalizie alle porte, i primi freddi, le luminarie che invadono le strade: una delle immagini che ci accompagnano da sempre e completano l'iconografia classica degli inverni capitolini è quella dei caldarrostai. Un ricordo innanzi tutto olfattivo: il profumo delle castagne sulla teglia bucherellata. Un mestiere innocuo e affascinante che però sta creando crescenti problemi di ordine pubblico.

Il punto della discordia è l'allaccio per la fornitura dell'elettricità. I caldarrostai pagano l’occupazione per il suolo pubblico e l’allaccio alla rete Acea. Dovrebbero quindi posizionarsi davanti alla presa elettrica predisposta. Ecco il problema: se la presa elettrica è distante dalle zone di maggiore passaggio, molti caldarrostai 'fanno da sé'. Ovvero: prolunghe e spine non a norma che penzolano nell'aria, incombendo pericolosamente sui passanti.

La situazione è più grave e rischiosa di quanto non si pensi. Le prese non sono mai protette dalla pioggia: potrebbero innescare un cortocircuito e trasformare fili e baracchino in un rogo. La normativa che regolamenta la materia c'è e deve essere rispettata per garantire la sicurezza del lavoratore, ma anche dei passanti. Quanti la seguono?

Pochi, anzi pochissimi, a quanto dicono dalla polizia municipale che ha sollecitato la Asl perché vengano fatte delle verifiche. Il problema è anche il posizionamento. Non solo i cavi penzolano pericolosamente nell'aria, ma le postazioni rasentano spesso gli incroci, ostacolando il traffico. Oppure gli ombrelloni che sorreggono le lampadine, ostruiscono il passaggio e coprono la segnaletica. Una situazione di degrado imbarazzante, che speriamo venga gestita al più presto, come promettono gli ispettori della Asl dell’ufficio prevenzione ambienti di lavoro: "Una volta certificate le violazioni della normativa in materia di sicurezza del lavoro, siamo pronti a revocare le licenze".

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