Antropologia urbana: lo studente fuorisede/2


(la prima puntata è disponibile qui)

Molti esami universitari degli studenti che improvvisano di brutto si risolvono in base all'ora in cui questi decidono di assumere l'ultima Red Bull prima della prova. Nessuna facile ironia, qui, alla: "Red Bull prima degli esami. Certo, qualcuno te lo sei portato via".

E' una scienza sperimentale che ha i suoi pionieri, i suoi sognatori, i suoi incidenti di percorso, le sue gioie e la sua poesia. E anche in questa parte di avanguardia studentesca, il fuorisede ha il sopravvento sul romano, se non altro perché libero di detenere nel frigo di casa, lontano dagli sguardi indiscreti di genitori salutisti, quanti minislot da quattro lattine voglia del prezioso succedaneo delle anfetamine, prodotto nell'antica terra delle palle di Mozart e dei coglioni di toro: il Salisburghese.

I luminari del ramo hanno perfezionato un certo sistema. Si passa l'intera notte precedente all'appello a studiare disperamente. Anche tre, quattro libri tutti assieme, ma solo per scaramanzia. L'importante è che non si chiuda occhio, per nessuna ragione, neanche se a farvi compagnia è la peggio messa delle scopamiche che avete a disposizione in quel momento.

Alle sette e mezza si fa colazione con uno strudel intero o nduja o piccolo culatello. Ci si reca alla facoltà colmi di paura o agitazione o cagati sotto.

Giunti qui, si adocchia un prato (quello dietro le segreterie amministrative alla Sapienza va benissimo, e ne è prova l'esempio della foto, le cui vicende si consumano proprio lì) e ci si sdraia interamente vestiti, specie d'inverno, come morti. Ma non prima di aver estratto dallo zainetto la lattina di Red Bull (va bene anche Burn o Shark) e, bevutone d'un sorso il contenuto fucsia, essere crollati.

E' questo il punto. Il vero dipendente da taurina, caffeina e sensi di colpa, contrariamente al consumatore occasionale di uno di questi tre prodotti della terra, appena assunta una lattina, non ha che sonnolenza, sulle prime. Sono i momenti in cui abbiamo più bisogno di tranquillità: quelli in cui l'anatroccolo che è in noi si chiude metaforicamente in una sorta di cabina telefonica, dove finalmente metterà le ali da cigno che lo porteranno in auletta, e lo sguardo assassino e preparato.

Poche immagini degli ultimi minuti prima di adagiarsi gli verranno alla mente, al suo risveglio; ma, socraticamente, tutto quello che non potrà sapere, del programma che porta quel giorno, gli sarà infinitamente più chiaro, una volta che la sveglia del cellulare gli sarà risuonata nelle orecchie.

Il pennuto che volava sopra la sua testa, con gli occhi ancora aperti, ora gli ricorda un aeroplano radiocomandato, che non aveva ancora mai volato, il giorno della sua infanzia in cui se ne andò di casa, per non tornare mai più.

Poco più in là, una fanciulla pressocché estiva, di origini come minimo svedesi, conversava con una nordica pari grado in quell'italiano tipico che si parla solo alle feste Erasmus (e non solo per bocca degli stranieri). Si lamentava del fatto che solo un Pc Windows possa effettuare la registrazione al Wireless della Sapienza; ma non aspramente, né gesticolava: con un tono dolce, che ti prende il cuore; un tono che una collega italiana oriunda userebbe per ringraziare un fidanzato ancora in rodaggio di una colazione a letto, un pomeriggio d'indisposizione.

Ma tutto, d'un tratto, si fa meno distinto intorno a lui. Cafoni urlano di non sapere molto delle loro rispettive lezioni.

Anche dopo la breve dormita, il sogno e la realtà fanno a pugni, come i giocatori di pallone al centro di quell'isola felice, in cui gli appunti possono volare. E sarà proprio da lì che dovrà partire, per avere successo, oggi: dal sapere di non sapere.

Gli appunti volano e gli aeroplani perduti possono atterrare di nuovo, vicino a lui; preoccupantemente vicino a lui, troppo vicino a lui. Dopo l'estratto di toro, pure quello di piccione.

Ma l'esame ce lo mangiamo.

(Le storie raccontate in questo post sono puro frutto della taurina. Ogni riferimento a persone o fatti reali pertanto è da considerarsi del tutto casuale. Nessun toro o compositore austriaco è stato maltrattato durante la stesura. Il modello nelle foto è a scopo puramente dimostrativo)


foto | giovanni per 06blog.it

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