Certificati a Roma: sulla Carta di identità anche "Donatore di organi e tessuti"

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Il mostro della burocrazia, lento e ingombrante da quando nasci a quando muori, capace di rallentare ogni inezia e spegnere l’entusiasmo che potrebbe avere ogni cambiamento se non comportasse iter spossanti, non smette mai di sorprendermi.

Sono anni che tento di far correggere l’anno di nascita sbagliato sul mio certificato anagrafico, e ho impiegato mesi per dimostrare alle ‘autorità competenti’ che la mia amata nonneta era deceduta, ma ogni tanto qualche novità arriva, se poi sia positiva o meno è un fatto di opinioni.

Con l’approvazione della proposta di delibera del consiglio comunale di Roma Capitale, che aggiusta il tiro del maxi-emendamento al decreto milleproroghe, saremo il primo comune italiano a concedere la facoltà di allegare al documento d’identità la dicitura "Donatore di organi e tessuti" per rendere automatica la donazione in caso di decesso.

Non è obbligatorio come avrebbe voluti in origine il decreto (rimandata al 2011 invece la questione delle impronte digitali sul documento), ma scegliendo di inserire sulla carta d'identità l'indicazione del consenso o del diniego a donare i propri organi in caso di morte, oltre ad agevolare una rapida individuazione dei donatori e snellire l’iter di espianto, nessuno oltre all’interessato potrà decidere dove andranno a finire i propri organi, opzione che si potrà cambiare in qualsiasi momento facendone richiesta agli uffici anagrafici del Comune, ma su questo i miei trascorsi mi fanno essere più cauta e guardinga.

Del resto, già ora se qualcuno esprime la propria volontà di donare gli organi, con una dichiarazione scritta accompagnata da data e forma, la tessera di un’associazione donatori, o il tesserino blu introdotto dal ministero della salute nell’aprile 2000, le autorità devono tenerne conto, sono nel caso non si sia espressa alcuna volontà, la 91 prevede che possa farlo il coniuge, in assenza di questo i figli, e in assenza dei figli i genitori.

Inoltre per una questione squisitamente etica e poetica, figlia del modo nel quale si abusa di certe informazioni personali, ammetto di poter finire tranquillamente nel girone infernale dei gelosi della privacy. Privacy sempre più difficile da difendere nella dimensione di controllo costante al quale siamo sottoposti ovunque, dove è ridotta ad una pura formalità alla quale siamo obbligati a rinunciare per poter aspirare ad un servizio o ad un diritto, come in questo caso.

Se devo rinunciare alla mia privacy e allegare un’informazione personale come questa a dati anagrafici visibili a tutti, che almeno sia utile a ridurre davvero un po’ di cartacce e a snellire la burocrazia, consentendomi di accorpare tutti i dati identificativi che mi riguardano in un unico documento, visto che la maggior parte non fa che ripetere le stesse informazioni. Riuscite a stimare il risparmio di tempo, denaro e pazienza?

In ogni caso visto che l’argomento è delicato, va a toccare il rapporto che abbiamo con le nostre spoglie mortali e la libertà individuale, e sta alzando un gran polverone, per quanto io sia favorevole alla donazione degli organi in caso di morte, e un po' meno dell'utilità di questa piccola novità, che difficilmente sedurrà o convincerà i perplessi e i dubbiosi, o gli spaventati dalla cupidigia di chi è senza scrupoli, fomentata da traffici illeciti e classici cinematografici, mi piacerebbe conoscere la vostra opinione in proposito. Favorevoli, contrari o dubbiosi?

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