Derby di Roma, quello della poesia chi lo vince: Belli o Trilussa?


In vista del prossimo derby capitolino, 06blog offre un nuovo modo per dividere i cittadini e per farli litigare anche su altri argomenti de noantri. Non di solo pallone vive il romano, perciò ecco gli altri derby, che a Roma e dintorni non mancano, dai tempi degli Orazi e Curiazi.

Cominciamo con un tema diametralmente (ma a pensarci bene mica tanto) opposto allora. La Poesia. E chi sono i simboli romani del verso? Facile: Belli e Trilussa. Entrambi nati e vissuti a Roma (il primo visse da bambino anche a Napoli) con quasi un secolo di differenza e poche centinaia di metri a dividerli fra le piazze di Trastevere e le statue a loro dedicate.

Entrambi poeti che scelsero la lingua del popolo, il dialetto, per ritrarre la romanità a colpi di sonetti e rime indimenticabili. Belli è probabilmente più crudo, più forte, più cattivo, e come pochi incarna quel cinismo romano, coraggiosamente sfrontato, che non risparmia nessuno. Nemmeno Dio. Ma Trilussa ha forse un'arma più sottile, più sarcastica, con cui ricama in un pizzico di Romanticismo aspetti meno realisti della romanità. Può sembrare più leggero, ma a volte va quasi più in profondità.

Chiediamo a voi chi preferite, e se volete spiegarcelo nei commenti, siete i benvenuti. Sotto il sondaggio, inseriamo un paio di brevi opere che rappresentano (in minuscola parte) i due contendenti. Buon Derby!

Belli - Er giorno der giudizzio

Quattro angioloni co le tromme in bocca
Se metteranno uno pe cantone
A ssonà: poi co ttanto de vocione
Cominceranno a dì: "Fora a chi ttocca"

Allora vierà su una filastrocca
De schertri da la terra a ppecorone,
Pe ripijà ffigura de perzone
Come purcini attorno de la biocca.

E sta biocca sarà Dio benedetto,
Che ne farà du' parte, bianca, e nera:
Una pe annà in cantina, una sur tetto.

All'urtimo uscirà 'na sonajera
D'angioli, e, come si ss'annassi a letto,
Smorzeranno li lumi, e bona sera.

Trilussa - La Tartaruga

Mentre, una notte, se n'annava a spasso,
la vecchia Tartaruga fece er passo
più lungo de la gamba e cascò giù
co' la casa vortata sottinsù.
Un Rospo je strillò: - Scema che sei!
Queste so' scappatelle
che costano la pelle... -
- Lo so - rispose lei -
ma, prima de morì, vedo le stelle. -

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