"I due imperi. L'aquila e il dragone" a Roma Impero Romano & Dinastie Cinesi Qin e Han

I due imperi L'aquila e il dragone

L'aquila & il dragone, oltre ad essere due simboli di forza dei quali si è abusato a profusione, da sempre contraddistinguono due grandi imperi, quello Romano e quello Cinese delle Dinastie Qin e Han nel periodo che va dal II secolo a.C. al IV secolo d.C.. Imperi, culture e profili tanto differenti quanto simili.

Prendendo in prestito il modello delle sfide, che format televisivi e reality show in testa a tutti hanno spettacolarizzato oltre l’inverosimile, ma rimane un meccanismo semplice per affiancare cose tanto simili quanto agli antipodi, torno a parlare della mostra "I due imperi. L'aquila e il dragone", ospitata non a caso nella Curia Iulia (Foro Romano) di Roma, ovvero nella culla della vita politica, commerciale e sociale dell'Impero Romano.

Un confronto ‘istruttivo’ che arriva nella capitale insieme al Colosseo Rosso made in Cina e il Primo Ministro Wen Jabao, nell’Anno Culturale della Cina in Italia, e a ben 40 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Cina (il prossimo 6 novembre). Forse anche in parte responsabili del punto in cui siamo?

I Due Imperi. L'Aquila e il Dragone
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Intanto l'imperatore Adriano e la sua consorte Sabina, o meglio i loro busti debitamente impacchettati, hanno lasciato i Musei Capitolini per 'cavalcare il drago' fino a Shanghai per la "settimana romana", come ambasciatori di Roma, e soprattutto della nuova Roma Capitale all'Esposizione Universale 2010, e ovviamente hanno fatto un po’ di spazio anche al sindaco Alemanno.

In futuro, almeno nelle intenzioni dei massimi vertici dei due paesi, oltre agli scambi di merce e manodopera a basso costo, la Cina intensificherà le importazioni di arte e cultura cinese nelle Sale Monumentali del Palazzo di Venezia, mentre noi l’esportazione della nostra nel nuovo Museo Nazionale della Cina di Piazza Tien'anmen, e come ha tenuto a puntualizzare Alemanno nel suo viaggio a oriente, che evidentemente induce alla saggezza un po’ troppo spicciola, per i cinesi a Roma non ci saranno Chinatown.

Per ora un proposito ambizioso, affidato al piano di rilancio dell'Esquilino, ai 10 milioni da sborsare per la riqualificazione di Piazza Vittorio, Piazza Dante e Largo Guglielmo Pepe, al rilancio di parole spesso ab-usate come integrazione, lotta al racket, e ovviamente ai tempi di reazione di una cultura molto legata alle famiglia … Hops la famiglia, quella si che è un problema, noi lo sappiamo bene.

Quindi tra profili imponenti, condottieri corazzati e animali quasi mitologici che dispiegano le ali di pietra e attraversano sinuosamente ogni genere di superficie, crescono i punti di contatto tra noi e loro, e ad assottigliare la distanza contribuiscono cosette come la ‘famiglia’ e i legami soffocanti con parenti e padrini ai quali è difficile se non impossibile dire di no.

La sfida tra Impero Romano & Cinese sembra para e patta, e se per capire come frutterà questa cosa della cultura bisognerà aspettare, la mostra è comunque bella e suggestiva oltre che istruttiva, mentre l'altra sfida, quella tra romani e cinesi, quella è ancora tutta da giocare, purtroppo non a tavolino con 'liso cantonese e pajata' ma tra le bancarelle dei mercati, i locali zeppi e affollati .. Chinatown e souvenir di marca o meno.

"Fusse che fusse la vorta bbona" che qualcosa comincia a cambiare, o "Fusse che fusse che a qualcuno fa comodo che le cose vadano così?" Forse, e dico forse, perché le guerre tra 'poveri sfruttati e precari' arricchiscono i potenti e rinforzano gli Imperi?

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