Trentasei ore a Roma: una guida del New York Times per la città "che si sveglia tardi"


Proviamo spesso un - giustificato - senso di fastidio quando qualcuno prova a descrivere la città in cui abitiamo. L'istinto è quello di diventare eccessivamente protettivi, anche se poi passiamo il resto del tempo a lamentarci di disagi, traffico e mancanze della 'nostra' Roma. Più di altri grandi centri urbani, il rapporto tra Roma e i romani è viscerale - carnale quasi: "nella buona e nella cattiva sorte", come tradizione matrimoniale impone.

L'ennesimo tentativo di parlare della vita capitolina arriva dalle pagine del prestigioso New York Times. La giornalista Rachel Donadio, ha individuato le cose migliori da fare trascorrendo un week-end a Roma. Trentasei ore di svago, cultura e appuntamenti culinari, riassunti in dodici tappe.

L'articolo ha un titolo indicativo: "La città che si sveglia tardi". Un po' per l'abitudine ai ritmi rallentati (sicuramente rispetto alla metropoli statunitense), un po' perché la Donadio individua nella novità di luoghi come il MAXXI e il nuovo MACRO, una sorta di 'risveglio' dalla abituale pigrizia di cultura e istituzioni.

Non solo musei, però. Dall'aperitivo al ReD in Via Pietro de Coubertin o al bar dell'Auditorium, proseguendo per la cena al ristorante Settembrini e il cono alla Gelateria dei Gracchi, il tour gastronomico-culturale è di quelli capaci di lasciare un buon ricordo, anche se il tempo a disposizione è poco. C'è anche il tempo per un po' di shopping vintage a Made in San Lorenzo, il tuffo nel passato alla Galleria Borghese e l'immancabile - siamo pur sempre italiani sotto lo sguardo di uno 'straniero' - trancio di pizza alla 00100 di Testaccio. Trovate il resto delle indicazioni (con scrupolosa mappa e consigli per l'alloggio) a questa pagina del NYT online.

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