Cinecittà: il mito del cinema rischia di scomparire in mano ai privati

Cinecittà Teatro 5

Venti teatri di posa, e 80mila metri quadri di superficie non bastano a ricordare oggi i fasti di quello che è stato non solo un luogo importante l'economia di Roma (e di tutta l'Italia, nel dopoguerra), ma anche una fabbrica di speranze, immaginario e sogni. Un posto incredibile dove, varcati i cancelli poteva capitare di imbattersi in qualsiasi cosa grazie alla magia del Cinema.

Il Cinema invece, a Cinecittà non c'è più. I dipendenti sono passati dagli ottomila dei tempi d'oro a centocinquanta. La maggior parte delle produzioni vengono realizzate all'estero, soprattutto in Tunisia e Marocco. Si punta molto sulla televisione, anche se la struttura viene sfruttata come merita solo per titoli come il "Grande Fratello" e "Ciao Darwin".

Cinecittà

Colpa - sostiene la Cgil- della nuova holding, subentrata progressivamente dal 1998 quando è iniziata la privatizzazione di Cinecittà. Adesso la maggioranza azionaria è della "Italian Entertainment Group", mentre resiste una piccola quota del ministero dei Beni Culturali. Nonostante tra i nomi della società figuri anche quello storicamente legato al mondo della celluloide di Aurelio De Laurentiis, sono altri i settori in cui si investono le risorse dei "Cinecittà Studios".

Un parco a tema, soprattutto. Il "Cinecittà World", previsto per la primavera del 2011, in via di realizzazione a Castel Romano e in cui sono stati investiti 16,5 milioni di euro che sarebbero potuti (dovuti) andare a risanare il bilancio della società, in perdita dallo scorso anno. Un mito che continua a crollare sotto il peso di una gestione fortemente contestata. Tanto che si sta pensando a una mobilitazione internazionale che chiami a raccolta tutte le rappresentanze del settore, compresi attori e registi di fama mondiale per riportare il cinema alla sua città.

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: