Bike Sharing a Roma: il servizio è a rischio chiusura (o forse no)

Degrado Bike Sharing

Il prossimo 31 dicembre scade l'affidamento del servizio di Bike Sharing ad Atac. Un servizio vittima di tanti, troppi impedimenti e - la parola è quantomai indicata - ostacoli, che non solo non ha raggiunto gli scopi previsti, ma ha registrato una scarsissima adesione con i relativi, magri introiti.

Le cifre parlano (urlano, piuttosto) chiaro: a fronte di una spesa annuale di un milione e settecentomila euro, il gestore ha incassato dal servizio solo centomila euro. Le 'colpe' sono da attribuire sicuramente alle tariffe molto basse (da 1 a 2 euro) per incentivare l'uso, ma anche alla mancanza di una rete di piste ciclabili degna di questo nome, a furti e atti di vandalismo, poche facilitazioni e scarse postazioni.

Il problema fondamentale da un punto di vista strettamente economico (riconosciuto da promotori e detrattori) è una mancata sponsorizzazione dei privati, che avrebbe limitato i danni e consentito un servizio migliore. Sponsorizzazione assente "poiché abbiamo ereditato una città completamente invasa dall'abusivismo commerciale che stiamo attivamente contrastando", sostiene l'assessore comunale all'Ambiente, Fabio de Lillo.

Che, in risposta alle accuse del vicepresidente della Commissione Ambiente in Campidoglio, aggiunge: "Il bike sharing non solo non verrà chiuso, ma verrà implementato grazie a un finanziamento di oltre un milione di euro che il Comune di Roma ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell'Ambiente. Un importante stanziamento che servirà per espandere il servizio arrivando così a 70 postazioni". Incrociamo le dita.

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