Gita fuori porta: a Campoli Appennino… per la miseria!


No, no, non avete letto male: ahimé, con la crisi economica che stenta ad abbandonarci, non ci resta che celebrarla… con una bella sagra! L’idea della Sagra della miseria, giunta alla sua quarta edizione, l’hanno avuta a Campoli Appennino, in provincia di Frosinone, cittadina, in realtà, nota per una prelibatezza che non è certo roba da poveracci: il tartufo.

Per sottolineare ancor meglio il concetto oltremodo attuale del tirare la cinghia, per tutto il weekend della sagra, vi accoglieranno all’ingresso del paese due aringhe appese sulle quali potrete strofinare la fetta di pane (fornita in loco), in ricordo dei tempi in cui mangiare era tutt’altro che un piacere, bensì un problema, perché significava lottare per sopravvivere.

Ma non preoccupatevi: a Campoli non vi lasceranno a bocca asciutta! Passati oltre questo rito neorealista, vi imbatterete in pietanze che, certo, vengono dalla tradizione povera contadina del dopoguerra, ma proprio per questo sono saporite e nutrienti una volta in più.

E allora via a pani di farina di ghiande e di mais, la ‘simm’a cotta’, cioè la crusca, la ‘fr’cuttata’, cioè la frittata con cipolle, zucchine e patate, polenta e spuntature, pecora della transumanza, tacconelle e fagioli, polpette di melanzane e polpette di cotiche e fagioli, pancotto, pasta e ceci, tagliolini e, per finire, ‘cr’spe’ll ch’l’me’l e ficura se’, cioè le crespelle con miele e fichi secchi e l’arenga; il tutto annaffiato dall’ottimo Cabernet di Chiusalonga.

In occasione della sagra, poco lontano dal paesino che sorge sul versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, verrà inaugurata l’Area faunistica dell’orso bruno marsicano, che si sviluppa su oltre 15 ettari di bosco, che arrivano giusti giusti a lambire le ultime case del paese. Vi verranno introdotti, quindi, due esemplari, di quello che da queste parti è definito l’ultimo patriarca dell’Appennino.

Se non siete ancora sazi (e pure in senso metaforico), sappiate che questo paesino nel cuore della Ciociaria dove la natura si fonde con l’uomo, ha una forte tradizione folkloristica di stornelli: “Campoli bello, sta fabbricato a ferro di cavallo e c’è la gioventù col sangue bello!”.

In effetti il paese è costruito a forma di ferro di cavallo, per ricalcare il profilo naturale della dolina carsica dalla quale si affaccia e che qui chiamano “Fossa” o “Tomolo” ed è una delle più grandi del Lazio.

Nel centro storico, di origine medievale, potete ammirare una torre alta 25 metri e risalente al IX secolo: è la costruzione più antica. In origine era collegata al Palazzo ducale tramite un passaggio sopraelevato ed è stata utilizzata anche come serbatoio dell’acqua; oggi appare imponente ma isolata.

Graziosa anche la chiesetta parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo, che ricorda l’indulgenza concessa da Papa Niccolò IV in onore della festa patronale nel 1291. Costeggiando, inoltre, i resti della cinta muraria, si arriva a Borgo Loreto o Vernolfo, che un tempo era la zona più popolare del paese e alla cui estremità sud trovate il Parco della Rimembranza.

Foto | Flickr

Campoli Appennino, Sagra della miseria
Campoli Appennino, il paese
L'Area faunistica dell'orso marsicano
Il volantino della Sagra della miseria

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