Gita fuori porta: a Marino per la Sagra dell’uva

Si rinnova da 88 anni l’appuntamento con una delle sagre più antiche e conosciute d’Italia

“Lo vedi: ecco Marino, la sagra c’è dell’uvaaaa!…”. Ok, come inizio del nostro consueto briefing settimanale sulla gita del weekend ammetto che sia un po’ scontato, ma non sto più nella pelle perché quest’oggi torno a parlare di un appuntamento forse dei più importanti e storici di questa rubrica: la Sagra dell’uva a Marino che si svolge ininterrottamente da 88 anni ogni prima domenica d’ottobre.

Correva l’anno 1925, infatti, quando il poeta dialettale Leone Ciprelli, originario proprio di questa cittadina dei Castelli Romani e figlio di vignaioli, s’inventò questo evento che tra i primi in Italia ottenne la denominazione di ‘sagra’. Ovviamente non è che se la inventò così di sana pianta: la festa, infatti, affonda le sue radici in una doppia ricorrenza: una religiosa – la celebrazione della Madonna del Rosario – l’altra decisamente laica: la commemorazione della battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571, vinta dalla Santa Alleanza contro l’impero ottomano, di cui si conserva ancora come tesoro storico parte del bottino di guerra, lo scudo turco custodito nella Basilica di San Barnaba che ogni tanto viene portato in processione.

Il programma dell’evento si è talmente consolidato negli anni che scommetto lo conoscerete meglio di me: quello che vi posso dire è che le manifestazioni più importanti si concentrano il sabato e la domenica, ma da un ‘ di tempo a questa parte la sagra si è allungata dal giovedì o venerdì fino al lunedì, soprannominato ‘la sagretta’ (un po’ come Pasquetta, no?!) ma anche ‘sagra dei marinesi’, che gli abitanti, appunto, si godono in privato, perché assai meno affollato di turisti e curiosi rispetto ai giorni precedenti.

Il sabato pomeriggio, in genere, si rievoca l’annuncio della vittoria in battaglia, con araldi a cavallo e squilli di tromba, ma è la domenica che sacro e profano si mescolano alla perfezione, con un’equilibrata ripartizione dei tempi: la mattina c’è la Messa con la processione e la supplica alla Vergine; il pomeriggio, dopo il corteo storico in costumi d’epoca con tanto di sfilata di carri allegorici, l’attesissimo miracolo della fontana centrale, che si chiama dei Quattro Mori, in cui al posto dell’acqua viene fatto sgorgare vino! Pensate che una volta – raccontano gli annali della sagra – il miracolo non fu limitato solo alla fontana, ma coinvolse anche le case adiacenti che si videro sgorgare vinello dai rubinetti della cucina e del bagno! Mica male!

Un’usanza che invece, purtroppo, negli anni si è persa, è quella della vendemmiata: si facevano pendere dai balconi e dalle finestre del corso centrale del paese, dei fili cui erano appesi grappoli d’uva che la folla doveva raccogliere, cioè, appunto, vendemmiare. Oggi, invece, ci si limita, nei punti della sagra in cui si distribuiscono bicchieri di vino, distribuire anche tralci d’uva beneaugurali.

Foto | prolocozagarolo

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