UNCHILDREN: il girotondo dell'infanzia negata alla Sala Santa Rita

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Tutti i giorni assistiamo impassibili e anestetizzati a fatti di cronaca e soprusi quotidiani rendendoci protagonisti di una viltà che ricade su chi è più ingenuo, debole, e indifeso. Ogni giorno bambini di tutto il mondo lottano con un universo adulto malato e indifferente, che li sfrutta, li umilia, li violenta, privandoli del diritto di avere un'infanzia.

Dal lavoro minorile in Pakistan ai bambini soldato della Repubblica Democratica del Congo, dallo sfruttamento sessuale in Cambogia alla fame in Etiopia, dall’infibulazione in Somalia alle piccole miss negli Stati Uniti, quelli che vivono anni luce da voi e quelli che vi stanno vicinissimi, i bambini di tutto il mondo hanno bisogno che qualcuno lotti per i loro diritti dimenticati, e qualcuno lo fa.

Se le immagini crude anestetizzano mettendo in modo meccanismi di autodifesa emotiva, Unchildren di Stefania Spano usa il linguaggio meno aggressivo ma non meno potente delle illustrazioni, per mostrare a tutti le facce apparentemente innocue che può assumere il male che sta divorando milioni di vite, infanzia e futuro. 17 tavole accompagnate da brevi didascalie, tanti racconti per immagini sull’infanzia negata, evocati da una madre e una figlia che lottano per i bambini, un triste girotondo intorno al mondo, in mostra a Roma.

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Inserito in un percorso di denuncia sociale dell’artista italiana, Unchildren è un progetto editoriale e un evento di sensibilizzazione itinerante, sostenuto dalla fondazione Terre des hommes, dal 1960 ambasciatore, strumento di vita, sopravvivenza e conforto per molti bambini nel mondo, un progetto esposto alla Sala Santa Rita di Roma.

In mostra gli effetti di fame, malattie, mutilazioni, lavoro minorile, matrimoni precoci, isolamento, torture psicologiche e fisiche che colpiscono bambini di tutto il mondo, mostrati dalle tavole colorate di Stefania Spanò e accompagnati dai brevi testi della giovane scrittrice (nonché figlia) Francesca de Lena.

In questa piccola gallery, a partire dall’immagine scelta per la locandina:

Atefeh, 6 anni. Sua madre è quella in alto a destra.
Farideh, 6 anni. Sua madre è la terza in basso da sinistra.
Esfahan, Iran.

Shelina, 12 anni.
Khulna, Bangladesh.
Ha respinto le avances di un suo amico di 18 anni.
Lui ha riscattato il proprio orgoglio e quello della sua famiglia con il vetriolo.
Shelina è rimasta sfigurata, ha perso l’occhio sinistro e il cuoio capelluto.

Tulia, 7 anni. Indigena Awa.
Dipartimento di Nariño, Colombia.
Suo padre è stato ucciso da uomini in mimetica e stivali neri, indumenti in dotazione all’esercito colombiano, tra i paramilitari e tra i guerriglieri rivoluzionari. I loro volti erano coperti. Tulia non potrà descrivere le loro facce.

Dubaku, 4 anni. Wekesa, 5 anni. Mek’ele, Etiopia.
Il prezzo del grano e dei cereali è aumentato. Dubaku ha l’aids. La sottonutrizione compromette l’efficacia dei farmaci antiretrovirali.

Latif, 9 anni, ne dimostra 6. Adila, 8 anni, ne dimostra 4. Nawaf, 11 anni, ne dimostra 7. Iqbal, 13 marzo 1999 - 28 giugno 2008.
Chapa Kana, Pakistan.
Sono incatenati al telaio per dodici ore al giorno. Mangiano poco e non crescono. Hanno le mani atrofizzate. Iqbal era malato da due anni.

UNCHILDREN, aderisce alla campagna internazionale IO Proteggo i bambini per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sui minori, mentre la mostra ad ingresso libero resterà visitabile fino al 30 giugno alla Sala Santa Rita, in Via Montanara, ang. Piazza Campitelli, dalle ore 10.00 alle 18.00, grazie anche al sostegno e all’ospitalità del Dipartimento Cultura del Comune di Roma e al contributo di Telecom Italia e Banca Etruria. Quello che 'faremo o non faremo noi' farà comunque la differenza, giorno per giorno, tutti i giorni.

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