Atac: nuovo assetto e 30 manager da licenziare

l'Atac in crisi si prepara ad un nuovo assetto e licenziare 30 manager, tra quelli responsabili della gestione fallimentare dell'azienda.

La rivoluzione che sta investendo Atac, dotando il servizio di trasporto pubblico di nuove tratte, linee, mezzi e vertici, è stata avvertita ancora poco da noi che viaggiamo in bus, tram, metropolitane e trenini delle meraviglie con un fitto calendario di scioperi e disservizi.

Cambiamenti che fino ad ora hanno ridotto di poco i grossi debiti e costi dell'Azienda, e se la richiesta di abbassare (volontariamente) gli stipendi, avanzata dall'assessore alla Mobilità Guido Improta, ha ottenuto dai 65 dirigenti più pagati, tagli di retribuzione volontari che non arrivano al 10% per 51 di loro, insieme alla richiesta di trattative, e il rifiuto di altri (come Cynthia Orlando e Mauro Di Massa), ora in Atac comincia a tirare aria diversa per molti di loro.

Con il proposito di non far inferocire quel personale dell'azienda, continuamente in sciopero davanti alla sede Ata di via Prenestina, che fino ad ora ha fatto le spese di tagli e crisi, e risparmiare 6 milioni all'anno dei 18,2 spesi al momento per pagare il personale dirigenziale, il nuovo modello organizzativo fa partire la mannaia sui manager.

Dopo la revoca del cda di Assicurazioni di Roma, dal Campidoglio, azionista di maggioranza dell'azienda di trasporto pubblico della capitale, parte anche anche la lettera che indica i nomi dei responsabili della gestione fallimentare di Atac da licenziare, solo in alcuni casi con la possibilità di essere ricollocati nella nuova gestione dell'azienda, ma con qualifiche (e stipendi) inferiori.

30 dirigenti da depennare da una lista di 80, e se al direttore generale Antonio Cassano non resta che trattare le condizioni di uscita, tra i primi ad andarsene spiccano i nomi del direttore del personale Riccardo Di Luzio, su cui pesa anche un avviso di garanzia, e quello di Franco Panzironi, già costretto a lasciare l'incarico in via Calderon de la Barca per il coinvolgimento nell’inchiesta sulle assunzioni sospette di Parentopoli, ma ancora al vertice della Roma Multiservizi con un fatturato di 86 milioni di euro, per il 51 per cento di Ama.

Foto| Flickr

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