Sacro GRA esce al cinema: la parola ai personaggi e al regista

Domani Sacro GRA esce nelle sale al cinema. Siamo andati a conoscere da vicino gli originali personaggi di questo film documentario che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia.

Conferenza stampa on the road. Anzi 'on the river'. Dalla proiezione a Testaccio al pic-nic sul Barcone sul Tevere di Cesare l’anguillaro, con tanto di Leone insieme a tutto il gruppo. Il luogo, L'Anaconda, è un posto unico che scopri solo grazie al film di Rosi.

Il tutto dopo un piccolo simbolico viaggio sul Grande Raccordo Anulare. Che lo stesso regista non esita a definire il Grande Racconto Anulare. L'anello di Saturno che avvolge Roma e noi tutti. Dove vivono personaggi affascinanti come tali protagonisti. Autentici è dir poco.

Cesare l'anguillaro non cambia di una virgola. Lui ama il suo Tevere. Non è andato a Venezia. Ancora nemmeno ha visto il film. "Deve pescare" dice con lo stesso tono scanzonato che usa nel film, in un ghigno scavato dal sole romano.

E cosa dire del "palmologo"? L'esperto di palme che combatte, nel film, la sua odissea contro il punteruolo rosso. L'emblema del cerchio da spezzare del GRA per aprire all'infinito delle sue storie.


Poesia ed astrazione si alternano nel lungometraggio (molto più lungo di quello che vediamo) di Rosi, eppure è nella realtà dei suoi protagonisti che rimaniamo tutti rapiti.

Si resta quasi incerti davanti alla capacità dialettica di Paolo, il nobile filosofo che convive con la figlia universitaria in duetti degni di Fruttero&Lucentini. Ma c'è un certo rispetto reverenziale anche per il neo-principe Filippo, sosia di Robert De Niro, che accarezza il Leone d'oro come fosse suo.

Se si vuole sorridere, poi, basta chiacchierare con Gaetaneo, l'attore dei fotoromanzi che fa scoppiare ogni platea ed ogni critica, per la sua naturalissima sincerità.

Ma perché "sacro"? Prova a spiegarlo proprio lui. Il regista Gianfranco Rosi, padre e figlio di questo simpatica banda della strada, che sottolinea il ruolo di Nicolò Bassetti e l'ombra paterna di Nicolini.

La sottile leggerezza dello spirito che percorre tutto il cast del documentario ricorda molto il segreto fascino del neorealismo che ha reso celebre il cinema italiano. Si scherza su qualcosa di tenebroso. Romantico e tragico. Come la neve che cade (come scriveva Joyce) su tutto, sui morti e sui vivi. Col suo silenzioso rumore. Quello del Sacro GRA.

foto Pietro Coccia

Erano quindici anni che un film italiano non vinceva il prestigioso premio veneziano. Bernardo Bertolucci presidente della giuria che lo ha votato all’unanimità, ha spiegato la motivazione:

"Quello che cercavo era essere sorpreso, e Sacro gra è sorprendente, è come un anello di Saturno attorno alla capitale. Rosi ha fatto tutto da solo, con il suo stile che affina in ogni documentario. Il suo modo di avvicinare gli spazi ha qualcosa di puro e di francescano. Che abbia vinto un film documentario vuol dire ridare forza a questo genere, che sia fiction o documentario è sempre cinema!".

Da domani, distribuito da Officine Ubu, potrete tutti farvi un'idea migliore di questo film documentario che non è facile spiegare. Bisogna vederlo. Al cinema.

Foto in copertina by Pietro Coccia

SACRO GRA conferenza stampa

by @RondoneR - Foto | © by Rondone®

  • shares
  • Mail