Gita fuori porta: a Cervaro per Pizz Fritt e mortadella

Un appuntamento con il gusto delle cose semplici fatte come una volta

Quando si torna dalle vacanze che magari si sono trascorse in posti esotici che hanno richiesto un repentino adattamento a nuove abitudini alimentari, il ritorno a casa – da un punto di vista mangereccio - è molto piacevole. È per questo che come meta della nostra consueta gita del weekend stavolta vi propongo Cervaro, in provincia di Frosinone, dove il fine settimana sarà completamente dedicato a una specialità romana tra le più amate: la pizza con la mortazza, che qui diventa pizz fritt e mortadella.

Comunque la vogliate chiamare, si tratta di una prelibatezza, di quelle che hanno i sapori semplici e genuini di una volta, di quelle che quando le addenti vedi tutta la tua vita passarti davanti come in un film fatto solo dai ricordi più dolci. E infatti, tanto per completare l’opera, gli organizzatori dell’associazione Foresta Club di Cervaro, hanno messo su anche una mostra mercato di artigianato locale e pensato a un accompagnamento musicale certamente evocativo, grazie al maestro Francesco Tassoni, campione del mondo di organetto.

Quella di Cervaro, insomma è un po’ la festa delle antiche tradizioni della zona del Montetrocchio, perché come diceva Machiavelli “Tutti i tempi tornano, li uomini sono sempre li medesimi”. Perciò hanno sempre successo manifestazioni che, come questa, ritrovano giochi popolari e balli in piazza d’un tempo, che consentono alle nuove generazioni di non perdere un importante patrimonio di conoscenza.

A proposito di conoscenza, forse non sapete che questo paesino, a un passo dal Parco nazionale d’Abruzzo, era in passato proprietà dell’Abbazia di Montecassino, che per difenderlo dagli attacchi dei Normanni, nel 1507 aveva fatto fortificare il castello denominato “Torrocolo”. Riguardo alle sue origini, una leggenda racconta che sarebbero da attribuire a Enea, il quale, sbarcato a Gaeta, si diresse verso l’interno, fondando varie città tra cui, appunto, questa. Quanto al nome, ci sono due teorie: secondo la prima, il giovane Tertullo, morto per difendere l’area dai Goti, fu sepolto sotto un altare per sacrifici posto in una zona aspra, l’acerba ara, diventata, poi, proprio Cervaro; la seconda, invece, narra di un cervo bianco che usava pascolare proprio lì dove poi nacquero l’acropoli e il castello.

Foto | Guido_961

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