Alberto Bevilacqua è morto a Roma: da Gialloparma a quello del ricovero in clinica

Lo scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore e regista Alberto Bevilacqua, questa mattina è stato stroncato da un infarto nella clinica romana di Villa Mafalda, lasciando in eredità l'ultimo giallo da risolvere o scrivere sulla sua morte.

Questa mattino, intorno alle ore 10, all'età di 79 anni, Alberto Bevilacqua è morto nella clinica romana Villa Mafalda, dove dal gennaio 2013 era ricoverato in terapia intensiva per uno scompenso cardiaco che lo aveva colpito l'11 ottobre 2012.

Una condizione grave e delicata che avrebbe richiesto il trasferimento in una struttura pubblica in grado di affrontare eventuali emergenze, e a quanto pare il 'ricovero forzato' nella clinica privata avrebbe impedito.

Un fatto denunciato da tempo dalla compagna di Bevilacqua, Michela Macaluso, in arte Michela Miti, che ha messo nero su bianco le condizioni di salute dello scrittore 'preso in ostaggio dalla clinica', in una denuncia depositata in procura, e base per l'inchiesta aperta dai magistrati per lesioni colpose..

Una presa di posizione non condivisa dalla sorella di Bevilaqua, mentre l'autore era ancora in vita, la cui firma avrebbe potuto autorizzare il trasferimento.

"Alberto alterna momenti in cui è cosciente ad altri in cui è più soporoso. In un momento in cui erano presente gli ho chiesto se volesse tornare a casa e, non potendo parlare, anche perché è stato sottoposto a tracheotomia e ha bisogno di un aiuto per respirare, mi ha fatto segno di no, e mi ha sorriso facendo segno di sì quando gli ho chiesto se si sentisse a posto, perché lì è curato e coccolato. Spostarlo può essere pericoloso per la sua vita, mi hanno spiegato i medici quando ne abbiamo parlato, e io non intendo correre questo rischio. Voglio solo fare di tutto per garantirgli il massimo perché possa vivere".

Una testimonianza utile alla difesa della clinica, seguita dalla nomina di un amministratore di sostegno provvisorio, l'avvocato Gabriella Bosco, per lo scrittore restato ricoverato nella struttura.

La scomparsa dell'autore, confermata dalla casa editrice Mondadori, che ha pubblicato le sue ultime opere letterarie, potrebbe cambiare i termini degli eventi, o forse solo aggiungere una trama fitta di misteri e altre diatribe legali alla lunga carriera costellata di storie, intrighi, gialli, e anche quel reato di calunnia avanzato con il processo contro Pietro Pacciani per i delitti del Mostro di Firenze.

Dopo tante storie protagoniste di libri tradotti e apprezzati in diverse lingue, e averne diretto la trasposizione cinematografica, dall'universo femminile de La Califfa a quello degli intrighi di Gialloparma, c'è quindi un ultimo racconto da scrivere sulla vita dell'autore, nominato nel 2010 Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblcia italiana.

Un racconto che potrebbe diventare un giallo, un documentario o un film, comunque, l'ultimo capitolo della vita e l'opera di Alberto Bevilacqua, a partire dal referto dell'autopsia, chiesta dal legale della compagna dello scrittore, malvista dalla famiglia e dalla sorella dello scrittore, Anna Bevilaqua, autorizzata dalla Procura di Roma, e dell'inchiesta sulle cause che hanno portato al decesso, affidata al pm Elena Neri in coordinamento con l'aggiunto Leonardi Frisani.

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