Le botteghe e i negozi storici di Roma: chi chiude, chi resta, chi torna

alone_flickr_fazen

La Lupa romana avrà perso pure il pelo ma di certo non il vizio … e la capitale costruita su strati e strati di quelle precedenti, abituata a seppellire il vecchio sotto il nuovo e a schiacciare il debole con la forza, sembra destinata a consolidare sostanziali cambiamenti.

Così mentre milioni di piccole attività scompaiono sotto il peso economico di colossi e grande distribuzione, e una crisi molto selettiva sembra colpire generi alla portata della classe media e avvantaggiare quelli superflui e di lusso, un numero impressionante di negozi storici e botteghe artigiane sembrano destinati a soccombere.

Nonostante il vincolo di non trasferibilità dei negozi storici, esteso dal comune a più di 76 strade del centro storico, e le intenzioni di bilancio previsionale 2009 che prevedeva 300mila euro a sostegno delle botteghe storiche capitoline, crisi e caro affitti continuano ad abbassare le saracinesche.

Stando al bilancio tracciato da Lorenzo Tagliavanti, direttore della confederazione nazionale degli artigiani di Roma Cna, negli ultimi 12 anni il numero delle imprese dell’artigianato artistico e tradizionale chiuse nel centro storico ammonterebbe a 361.

Botteghe storiche e molto amate, depositarie di storia e tradizioni, hanno chiuso i battenti, dalla suggestiva "Clinica delle bambole" della signora Pierina di via Magnanapoli 9, alla libreria Micozzi di via Giuseppe Ferrari, dalla bottega della biancheria intima e per la casa Da Piperno in piazza Campo de' Fiori, al laboratorio di falegnameria "Picchio" di vicolo del Moro, dove da oltre 50 anni si realizzavano a mano giocattoli e oggetti di legno.

Ha chiuso anche Schostal a via del Corso, l’antica camiceria Bazzocchi a via del Tritone, l’ultimo impagliatore di sedie in via dei Cestari, l’antica libreria antiquaria Cascianelli di Largo Febo 14/16, il famoso orologiaio Bandiera e Bedetti al Teatro di Marcello, la storica libreria Gremese in via Cola di Rienzo ...

A rischio rimangono 30 artigiani tra via del Clementino e via Ripetta di proprietà della Banca d'Italia, dalla bottega di gioielli artigianali in oro argento e bronzo di Fausto Maria Franchi alla tappezzeria di Luciano Buratti, dalla bottega di Roberto Aurili specializzata nella riparazione gli orologi a pendolo, alla bottega di antiquariato di Umberto Agostini, tutti prossimi al rinnovo degli affitti con aumenti medi calcolati nell'ordine del 120-140 per cento.

Sembra che il caro affitti non risparmi neanche gioiellerie della gastronomia come Teichner a Piazza san Lorenzo in lucina 14, ma rischia di far sparire le botteghe storiche di via Margutta e i laboratori che dall'inizio del secolo hanno sede all'interno del palazzo regionale Ipab dell'istituto per ciechi Sant'Alessio, al civico 51.

La tendenza sembra inarrestabile anche se qualcuna sembra riuscire a salvarsi. Il falegname "Picchio" in via del Moro a Trastevere ha rialzato le serrande con un cambio di gestione, la storica libreria Micozzi sfrattata per morosità dai proprietari dello stabile, grazie all’intervento del Campidoglio e un accordo con il bar Faggiani, sopravvivrà trasformandosi in un “salotto con buone letture e servizio di caffetteria".

Anche la signora Pierina Cesaretti potrà continuare a restaurare bambole nella nuova sede della Casa delle Bambole di via Flaminia 58 a/b, dopo aver ricevuto le chiavi dei nuovi locali dall'assessore al Patrimonio Antoniozzi e dal delegato per il Centro Storico Gasperini.

Forse a questa piccola lista si potrebbero aggiungere presto anche la camiceria di via del Tritone e il ristorante di Porta Castello, ma molti non riusciranno a sopravvivere, lasciando un vuoto incolmabile in quanti le frequentavano, ma forse anche in qualcuno che ha perso per sempre l’occasione di farlo. Voi quale salvereste o recuperereste dalla falcidia?

Foto: Flickr

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: