Turisti a Roma: due milanesi e il diario di viaggio nella città eterna

Due milanesi a Roma: diario di viaggio

Roma vista dai milanesi, ci avete mai pensato? E' un po' come quando ti rivedi in un filmato che ha girato qualche amico, o come quando riascolti la tua voce registrata, vedersi - o sentirsi - allo specchio, fa sempre uno strano effetto. Vediamo un po' come hanno vissuto Roma due amici milanesissimi di 06blog, che ci hanno mandato qualche foto e un breve diario di viaggio...

Prosegue dopo il salto.

"Ebbene sì, lo confesso: ho sessant'anni, e non ero mai stato a Roma prima della settimana scorsa. Con mia moglie avevo ceduto alla seduzione di Parigi, alla regalità di Londra, per decenni e tutt'ora all'Oriente, ma Roma era sempre rimasta un'idea, un'immagine, un viaggio che avremmo dovuto fare, ma non sapevamo quando...

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...poi, il "quando" é arrivato. Tre giorni a disposizione, dove andiamo? Escluso l'aereo per via delle eruzioni vulcaniche, esclusa la macchina per questioni di stress, rimane il treno. Destinazione? Roma, naturalmente. Partiamo da Milano Centrale con il Frecciarossa giovedì mattina: treno rapido e confortevole, ma terribilmente caro anche in seconda classe.

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Tanto per farti sentire un morto di fame, annunciano subito che per chi viaggia in prima c'è un servizio ristoro luculliano e soprattutto gratuito. E per quelli di seconda? C'è il bar, ma a pagamento. E poi dicono che non bisogna fomentare l'odio di classe... Arriviamo alla stazione di Termini quasi in orario.

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Le due ore e cinquantanove minuti promesse da Trenitalia sono diventate in realtà tre ore e un quarto, ma sono in vacanza e non voglio incazzarmi. Roma Termini, a prima vista non è così diversa da Centrale: via vai di gente, clochard e balordi, un sacco di polizia. Nelle strade laterali, negozi etnici e kebap a go go.

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L'albergo è poco distante, in una laterale di Via Cavour. Sono le 11.30 e la camera non é pronta (“il check-in é alle 14, dottore, può lasciare il bagaglio…”): detto fatto, lasciamo le valigie, mangiamo un boccone (si fa per dire, a Roma non si riesce mai a mangiare solo un boccone) e partiamo per la prima visita della città.

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PRIMO GIORNO

Prima di iniziare sento il dovere di sfatare tutta una serie di leggende metropolitane nordiche che hanno contribuito a creare lo stereotipo del “romano de roma”, fissando nell’immaginario collettivo, soprattutto a settentrione della Penisola, clichè immeritati ma soprattutto, sbagliati:

• Non é vero che dicono in continuazione "A-HO!"
• Non sono né rumorosi, né tantomeno “caciaroni”: ho trovato gente socievole, conviviale.
• Quando guidano non tentano di investirti, non si esibiscono nel celebre gesto che mette in dubbio la fedeltà del partner, né si permettono di offendere i defunti altrui. Sono al contrario civilissimi ed educati. Anche nel traffico delle ore di punta non ci è mai capitato di vedere episodi di isteria o di inciviltà, episodi non rari a Milano.
• Roma non é infestata da bande di predoni locali, delinquenti o squadracce di rom che derubano i turisti con espedienti vari. Si gira tranquillamente senza essere importunati da nessuno, almeno a noi è andata così.

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Ma torniamo a noi…

Percorrendo la piacevolissima Via Cavour ci dirigiamo verso la zona Colosseo-Fori Imperiali. Sui marciapiedi cammina una folla eterogenea: eserciti di scolaresche in gita, turisti fai da te e non, gruppi di giapponesi in fila per due dietro la bandierina dell’accompagnatore.

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Oltrepassiamo Piazza dell’Esquilino e Santa Maria Maggiore e, per toglierci dal “flusso migratorio”, tagliamo verso San Pietro in Vincoli. Una scalinata porta alla basilica, nella quale oltre al Mosè di Michelangelo, in una teca sono costudite le catene (dicono) di San Pietro. Uscendo dalla chiesa, si può godere di uno dei più bei panorami di Roma, quello appunto del Colosseo, della zona archeologica e dei Fori Imperiali. Una scoscesa stradina ci porta alla meta.

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La zona antistante l’anfiteatro Flavio è gremita di turisti; evitiamo come la peste la classica foto con il centurione, oltrepassiamo le bancarelle di souvenir e le carrozzelle in sosta e ci dirigiamo verso la biglietteria, dove ci aspetta una piacevole sorpresa: è la settimana della cultura e l’ingresso ai luoghi d’arte è gratuito.

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Il Colosseo è una splendida rovina: è grandioso ed emana un fascino irresistibile. Lavorando di fantasia, riparando con l’immaginazione i danni del tempo, dando qualche pennellata di colore, si può riuscire a immaginarlo nel suo pieno splendore imperiale.

SECONDO GIORNO

Piove, ma nemmeno la pioggia riesce ad intristire Roma. Dedichiamo la mattinata alla visita di parte del centro storico, iniziando dal Pantheon e proseguendo poi per piazza Navona e piazza di Spagna. Da qui raggiungiamo Via del Corso, e ci inoltriamo nella Roma della politica, passando in rassegna i palazzi del “potere”.

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Fanno uno strano effetto, visti “dal vero” e non come sfondo in un’intervista televisiva. E’ ora di pranzo troviamo un tavolo alla alla “Matricianella”, in via del Leone, proprio di fronte alla famosa Cartoleria Altieri, di una nostra vecchia amica, un negozio storico del centro di Roma.

Dopo aver mangiato (benissimo) raggiungiamo, con un pullman “sightseeing”, il lungotevere dei Cenci e, attraversato il ponte Garibaldi, la zona di Trastevere e del quartiere ebraico. Trastevere è uno strano quartiere, un intreccio di stradine lastricate ed improvvise piazzette. In certi punti ricorda i vicoli di Brera a Milano, in altri Montmartre e Parigi con i suoi pittori.

Ha una sua personalità, un suo proprio carattere, quasi che, attraversando il Tevere, ci si lasci alle spalle la Roma lucida e patinata del centro storico, per immergersi in una realtà diversa, pigra e polverosa. Il traffico è quasi assente e se non fosse per l’andirivieni ed il vociare dei turisti, il silenzio completo.

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Prima di rientrare in albergo ci concediamo una sosta nella bellissima piazza di Santa Maria in Trastevere, godendoci la vista della fontana settecentesca e della facciata dell’omonima chiesa.

TERZO GIORNO

Piove ancora, ma nemmeno il nostro ateismo ci legittima a lasciare Roma senza aver visto San Pietro! Quando arriviamo diluvia: la fila per entrare occupa tutta la lunghezza della piazza. Ci accodiamo e un’ora dopo riusciamo a varcare le soglie della basilica.

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San Pietro ci travolge con la sua grandezza, con la sua opulenza, con i raffinati dipinti e le stupende sculture, con le geniali architetture. E’ arte, la religione fa solo da sfondo. Usciamo e raggiungiamo l’entrata dei musei vaticani, per l’ultima visita: la Cappella Sistina. Dopo aver superato vari controlli e metal-detector arrviamo alla biglietteria, dove scopriamo che, guarda caso, il Vaticano non ha aderito alla settimana della cultura.

Paese che vai, usanza che trovi… 15 euro di ingresso, anche se sappiamo che dei musei potremo vedere ben poco. Non abbiamo molto tempo, e per visitarli come si deve ci vorrebbe almeno una giornata: percorriamo in fretta i lunghi corridoi e le stanze del museo e raggiungiamo la Cappella Sistina.

La cappella è in penombra, ma le opere sono illuminate con un sapiente gioco di luci. Il “Giudizio Universale” di Michelangelo incombe, meraviglioso e terrificante, sulla folla ammutolita. Intorno, gli affreschi di Perugino, Botticelli, Ghirlandaio e tanti altri. E’ una bellezza assoluta, totale, che opprime, che annichilisce. Usciamo, prima di essere colpiti dalla sindrome di Stendhal"

SEGNALAZIONI:

DORMIRE: Una Hotel, Via Amendola (Stazione Termini)

MANGIARE:

Ristorante Alessio, Via del Viminale (25/35 euro)
La Matricianella, Via del Leone N.4 (35/45 euro)
Da Vincenzo, Via Castelfidardo N. 6 (35/45 euro)

SPOSTARSI: assolutamente da evitare le compagnie “sightseeing” e la metropolitana. Roma si gira benissimo a piedi o con i mezzi di superficie. Da non scartare i taxi, decisamente molto meno cari che a Milano.

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