Mercato piazza Vittorio, la Roma multietnica dell'Esquilino finisce sul New York Times

Una convivenza resa “più semplice” grazie al commercio. Di questo parla il New York Times, tessendo un bell'elogio del mercato di piazza Vittorio all'Esquilino.

Non si parla solo della (epocale) chiusura dei Fori imperiali al traffico cittadino, sulle testate straniere di questa settimana, ma anche di realtà meno eclatanti, ma importanti per dare uno sguardo al come vive la nostra metropoli.

Il commercio sarà l'anima dell'integrazione per Roma? L'ipotesi viene dal New York Times, che firma un bel pezzo sul mercato dell'Esquilino, “Nuovo mercato Esquilino”, per la precisione.

Bellissime le foto d'autore allegate al pezzo, e bella anche l'idea di andare a cercare degli esempi positivi di integrazione fra italiani e immigrati come contraltare alle polemiche della Lega nord contro il ministro Kyenge, come ricorda la giornalista.

Un mercato che “presenta una immagine diversa, quella del futuro di un Paese come terra di immigrati, caratterizzato da una convivenza più facile attraverso il commercio”. In effetti, riflettevo, è proprio come esercenti di negozi ambulanti, fiorai, frutterie, “kebbabbari” etc che noi abbiamo iniziato a conoscere in questi anni gli “immigrati della porta accanto”.

Quelli che col tempo diventi oltre che cliente abituale anche mezzo amico. Quelli che si mettono a ridere quando lo fai apposta a storpiargli il nome ogni volta in modo diverso. O con cui scambi due chiacchiere su “come vanno le cose al tuo Paese” e che ti danno ragione quando ti lamenti del tuo, di Paese.

E proprio a piazza Vittorio, come racconta la giornalista, le fondamenta di una convivenza - più “civile” nei toni di quella che intendono i nostri politici – si rendono visibili. Il segreto? “Se il cibo è buono, cinese, giapponese o francese non importa”, dice una infermiera in pensione che abita in zona. Conservare uno sguardo non aggressivo o diffidente verso le differenze altrui.

Differenze che in gran parte - come ricorda l'articolo citando un libro di Riccardo Staglianò, Grazie. Ecco perchè senza gli immigrati saremmo perduti - sono positive per la nostra vita e la nostra economia.

Via | NYTimes

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