Corviale, storia di un mostro straordinario


Quando la macchina girava a destra da via della Casetta Mattei imboccando via Poggio Verde, lui era lì in fondo, che si stagliava scintillante nel cielo, la sagoma inconfondibile a disegnare lo skyline del quartiere. Nella mia fantasia di 18enne, la prima volta che ci sono entrata, era un luogo di degrado con un inspiegabile fascino intrinseco, uno di quei luoghi maledetti che ti attraggono e ti respingono allo stesso tempo, come un film dell’orrore.

Per un lungo anno ho trascorso lì ogni giovedì pomeriggio, a dare una mano agli insegnanti della scuola media inferiore Fratelli Cervi che in collaborazione con l’Arci avevano avviato un progetto di doposcuola in cui i ragazzi (spesso ripetenti della mia stessa età) potevano fare i compiti e poi giocare a pallavolo. Era un modo sano per toglierli dalla strada. Da allora sono passati quasi 15 anni, ma è un’esperienza che mi porterò dentro per sempre.

L’incanto alienante di Corviale è un fluido malefico che il palazzo stesso esercita sui suoi abitanti, oltre seimila in 1200 appartamenti: ‘Il Serpentone’, lo chiamano poco affettuosamente i romani; chi non lo ha mai visto lo mitizza come ‘il palazzo lungo 1 km’; per l’urbanistica capitolina sono semplicemente le case popolari della città ‘Nuovo Corviale’, zona 15f del Municipio XV, suburbio S.VIII Gianicolense.

Dalla data della sua costruzione, nel 1972, il palazzone di proprietà dell’Iacp (Istituto autonomo case popolari), oggi Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) è stato al centro di leggende metropolitane, obiettivo di occupazioni, bersaglio di insulti, ma anche di dichiarazioni d’amore, come per qualunque storia di periferia.

“Sotto i baffi del quartiere popolare l'astronave ha un sorriso di panni ancora stesi s'intrattiene sulla collina prima del decollo accensione motori”. Si narra (ma non è vero) che Mario Fiorentino, il coordinatore del team di architetti che lo realizzò, una volta contemplata la sua opera, per la disperazione si uccise. Aveva tirato su due palazzi di cemento armato di nove piani d’altezza collegati da ballatoi lunghissimi, con all’interno cortili e spazi comuni. Secondo il progetto iniziale dovevano sorgere sale condominiali, un anfiteatro, scuole, negozi. Un’altra leggenda vedrebbe il Serpentone colpevole dell’interruzione del ‘ponentino’, il vento che dal litorale giungeva a Roma per alleviare l’afa cittadina.

“e qualcuno si gira a vedere Corviale che prende il volo e si tiene il cappello con le mani accanto a una donna che prega l'eclissi di periferia”. Nel 1982 la prima occupazione, da parte di 700 famiglie che erano rimaste escluse dalle assegnazioni. Poi venne l’ondata di peruviani negli anni Novanta, e ancora oggi ci sono abitazioni sorte abusivamente negli spazi comuni e in quella che doveva essere una galleria di negozi al quarto piano. Molte sono dei figli dei primi assegnatari, che nel frattempo sono cresciuti e si sono fatti una famiglia propria.

“Cadono dal cielo pezzi di fondamenta e un bambino si commuove guardando sotto un nido di formiche conosciute”. Oggi all’interno della gigantesca struttura, fatiscente e per alcuni aspetti totalmente abbandonata, ci sono alcuni uffici del Municipio XV, un centro per il disagio mentale della Asl Roma D, l’incubatore d'impresa del comune di Roma, un ambulatorio Asl, un centro anziani, un supermercato.

“e dalle finestre i fazzoletti come in crociera agitano saluti. C'è chi abbandona i pacchi della spesa per portare in braccio lo stupore e la paura di Corviale che prende il volo”. Ma gli abitanti del ‘mostro’ sono fieri di abitare in un palazzo così conosciuto, discusso e oggetto di continua attenzione da parte dei media. Lo scrivono anche sul blog che hanno aperto, Corviale.it, per far sentire la propria voce, raccontare dall’interno una realtà complessa e variegata che è poi quella della periferia romana.

“Rumore assordante rimbalza fra i palazzi e gli abitanti come un grande cerchio parcheggiano macchine sui marciapiedi e mangiano i cellulari”. Con questo spirito nacque anche Corviale Network, la prima tv di quartiere a servizio degli abitanti che aveva l’obiettivo di demolire quell’immagine di fallimento architettonico che Corviale rappresentava. L’esperimento è andato in onda per otto puntate nel 2004 su Romauno e su Sky.

“ancora per pochi secondi il serpente sbuffa sospeso poi punta ai Parioli. Corviale che prende il volo e si tiene il cappello con le mani accanto a una donna che prega l’eclissi di periferia”. È di questi giorni, infine, il dibattito sulla demolizione di Corviale: il neoassessore regionale alla Casa, Teodoro Bontempo, sogna di abbattere l’ecomostro; il minisindaco Gianni Paris si chiede come e dove trasferire tutti i suoi abitanti. Amore e odio, ancora una volta. Ma è nell’aria anche un progetto che coinvolgerebbe Corviale nelle Olimpiadi 2020: si parla di decentrare qui alcune gare delle discipline minori.

Chissà se questa storia avrà mai un epilogo e se questo potrà ricalcare la splendida canzone di Max Gazzé ‘Eclissi di periferia’ che ci ha accompagnato in questo viaggio, oppure sarà più simile a ‘Serpentone’ dell’emergente gruppo rock demenziale romano Santarita Sakkascia, o alla fine del film ‘Sfrattato cerca casa equo canone’, B movie con Pippo Franco datato 1983.

Foto | Flickr

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