A Roma si muore a 14 anni di omofobia, dal Gay center i dati di una cronaca annunciata

Un 14enne si suicida a Roma, "Sono gay, nessuno mi capisce", dal Gay center arrivano i dati di una cronaca annunciata per troppi, e una situazione che richiede, indagini, leggi, per la sottoscritta anche lezioni di amore, da insegnare a scuola, con corsi serali per gli adulti.

In una società spietata che soffoca gli istinti con i rituali, punisce la naturalezza crogiolandosi nelle perversioni, vive la sessualità come un peccato, e ignora quanto lo sviluppo dei sensi sia legato a quello emotivo, siamo tutti vittime e carnefici di comportamenti sociali che inducono troppi a vacillare, e sempre di più a non superare le fasi di crescita e sviluppo più critiche e delicate, soprattutto quando si avvertono istinti che differiscono dallo standard.

Il 16enne volato da una finestra del terzo piano dell'Istituto Tecnico Nautico 'Colonna' in zona Marconi, salvato dall'atterraggio su una minicar, il 15enne 'dei pantaloni rosa' trovato impiccato nella sua casa a Ostiense, ora il 14enne morto dopo una caduta dal balcone di casa nella zona di Torraccio-San Basilio, lasciando un biglietto eloquente sulla condizione drammatica nella quale viveva la sua omosessualità incompresa e stigmatizzata.

"Sono gay, nessuno mi capisce"

Vittime sempre più giovani, confuse e stordite dall'intolleranza riservata alla maggior parte delle tendenze sessuali (anche alle più naturali, non ci prendiamo in giro), dalle battute dei coetanei, dal conflitto (non solo generazionale) con gli adulti, dall'incomprensione o l'inadeguatezza della famiglia, dall'isolamento della società.

Probabilmente a parecchi non serve neanche l'indagine condotta dal Gay center su quattromila studenti tra i 14 e i 18 anni, per sapere che omossessualità e il pensiero del suicidio sono vissuti in modo 'traumatico' da tanti.

Dal portavoce del Gay center Fabrizio Marrazzo, in ogni caso arrivano dati di conferma, per tutti quelli che hanno bisogno di numeri per ordinare il loro universo caotico, con "Il 5 per cento si è dichiarato omosessuale e tra loro uno su tre ha pensato almeno una volta al suicidio", ma soprattutto per tutti quelli che ignorano certe realtà, e il fatto che "Settanta ragazzi su cento avvertono la scuola e la famiglia come le sedi principali della discriminazione verso lesbiche e gay", molti di loro sono oggetti di violenze fisiche e psicologiche pesanti, che pochi hanno il coraggio di denunciare, ma "quanti denunciano i genitori o i compagni di scuola per le aggressioni e le discriminazioni subite, continuano a vivere in casa o a frequentare la stessa scuola coabitando con i propri aguzzini e pervasi da un sentimento di isolamento angosciante che può portare a gesti estremi".

La prassi vuole un colpevole, coscienze da lavare, la Procura di Roma ha attivato le sue indagini, le associazioni per i diritti omosessuali chiedono la definizione della legge contro l'omofobia, che continua a perpetrare violenze di ogni genere impunita e tollerata.

Sentendomi diversa da ogni altro da tutta la vita, e avendo coltivato l'unicità come un valore, e un'arte da praticare in tutte le sue innumerevoli varianti, io ad indagini e leggi, aggiungerei anche l'educazione all'amore, da insegnare a scuola come la matematica, la storia e la geografia, con lezioni capaci di restituire il giusto equilibrio a istinti, sensi e sentimenti, e una bella dose di rispetto per se stessi e gli altri, ma è ovvio che se gli insegnati spendessero anche qualche parola sulla pratica, e la cosa si estendesse a corsi serali per gli adulti, l'intera società risparmierebbe miliardi spesi in psicoterapia, e servizi sociali.

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