Microcar a Roma: ne parliamo con l’esperto Paolo Valitutti


Microcar sì, microcar no: da un po’ di tempo a questa parte non si parla d’altro anche sulle colonne dei maggiori quotidiani romani. La questione, certo, non è da sottovalutare, con due morti nel giro di due giorni, ma vero è che non tutto quello che leggiamo sui giornali è vero. Per capire se l’allarme è giustificato o meno, noi di 06 ne abbiamo parlato con Paolo Valitutti, titolare dell’Auto Roma Nord (leader nella vendita di ‘macchinette’) di cui è stato fatto il nome come possibile esperto del settore che si rapporterà con il Campidoglio in rappresentanza dell’Ancma, l’associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori.

Non ci si capisce nulla: ma insomma, sono sicure queste microcar?
“Ovviamente dipende dall’utilizzo che se ne fa. Le prime risalgono al 1995-96 e ovviamente le vetture sono molto cambiate da allora. Usate guidando a 45 km all’ora, la velocità massima per la quale sono omologate, le minicar sono migliaia di volte più sicure di un motorino. Quando poi si ha un incidente, anche minimo, bisogna immediatamente portarle a fare una verifica. Io stesso, in 7-8 casi, ho consigliato di non fare riparazioni ma di rottamare”.

Qual è secondo lei il modello più sicuro?
“Direi che più o meno si equivalgono tutte, ma forse un pochino sopra le altre è la Microcar Mgo, di ultimissima generazione, che viene realizzata in catena di montaggio e non montata a mano come le altre”.

Ed è tra le più vendute?
“Si vendono soprattutto la Aixam City, la Jdm Abaca e la Chatenet Ch26. Dopo vengono la Ligier Xtoo, la Microcar Mgo e la Consolini M10”.

La più cara?
“Certamente la Chatenet, che va dai 14 ai 17mila euro”.

Caspita. E la più economica?
“Alcuni modelli base dell’Aixam e della Ligier. Si parte da 7800 euro. Comunque chi compra una microcar appartiene a una fascia, per così dire, medio-alta della popolazione”.

Quante ce ne sono a Roma?
“Circa 5000 e posso dire che 2000 di queste sono ‘nostre’, le abbiamo vendute noi o sono comunque passate di qui”.

Cosa le chiedono quando vengono a comprare?
“I ragazzi in genere basano le loro scelte sull’estetica, il colore. I genitori cercano la sicurezza. A proposito di questo, dopo gli ultimi fatti di cronaca, abbiamo inviato 2000 sms ad altrettanti nostri clienti, invitandoli a venire da noi per controllare se i figli, magari a loro insaputa, avessero apportato alla minicar modifiche che costano appena 100 euro ma che possono renderle molto veloci e di conseguenza pericolose. Il risultato è che ne abbiamo ripristinate 150”.

Ci dica la verità: a lei hanno mai chiesto una modifica per farle correre di più?
“Abbiamo avuto tutti 14 anni, a quell’età, si sa, ci s sente immortali e quindi non si considerano i rischi del lanciarsi con una minicar a 90-100 km all’ora. Per noi però non esiste, i ragazzi che vengono da me li considero un po’ tutti figli miei e so che in giro qualcuno mi considera ‘lo stronzo’ che non fa le modifiche, ma io voglio dormire tranquillo la notte e avere la coscienza a posto. Una volta sono venuti da ‘La vita in diretta’ con la telecamera nascosta e hanno mandato in onda il servizio in cui io mi rifiutavo di togliere i diaframmi a una minicar perché è una modifica molto pericolosa”.

Purtroppo, però, c’è chi le fa…
“Già, e non so come questi riescano ancora a guardarsi allo specchio. A questo proposito ben venga la proposta del Comune di certificare le officine ‘sane’, una sorta di bollino blu di quelle cui ci si può rivolgere in tutta sicurezza”.

Allora è proprio lei l’uomo giusto per questo incarico!
(ride) “Pare proprio di sì. A parte gli scherzi, mi sono avvicinato a questo mondo perché volevo comprare una microcar a mio figlio e sinceramente, sul piano della sicurezza, ovunque fossi andato a prendere informazioni, non sono rimasto soddisfatto, così ho deciso di aprire un’attività mia per lavorare in modo diverso. Questo accadeva 5 anni fa in un settore che in tutto di anni ne ha 10, quindi posso considerarmi un esperto, ma la cosa davvero importante è che si faccia chiarezza e si normalizzi la situazione. Le certificazioni, a questo scopo, ben vengano”.

Foto | Flickr

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