Paese Sera chiude, i giornalisti protestano

Oggi scadono i contratti dell’intera redazione di Paese Sera, storica testata di Roma. I lavoratori del giornale mettono in atto una protesta nella sede del giornale, in via Carlo Emery 47, e invitano i lettori ad unirsi a loro.

La proprietà di Paese Sera da mesi è in trattativa con la società Parsitalia per la cessione delle quote societarie. Da domani potrebbe essere vietato l’accesso ai giornalisti nella sede di via Carlo Emery 47.

Paese Sera era il nome dell'edizione pomeridiana del quotidiano Il Paese di Roma, fondato il 21 gennaio del 1948 per iniziativa del Partito Comunista Italiano.

Il 29 settembre del 1986 Paese sera passò al formato tabloid ma la crisi del giornale cominciò a manifestarsi con diverse interruzioni delle pubblicazioni, e nel luglio del 1994, annunciò la cessazione definitiva delle stampe.

Il 16 novembre 2009 la testata venne ripubblicata online con un'area d'azione locale (Roma e dintorni). Nel 2011 iniziaono le pubblicazioni online.

Il 23 febbraio 2010 fu distribuito il primo numero cartaceo del nuovo corso free press. Della storica prima edizione venne mantenuto il logo (un semicerchio rosso su campo nero), con il sottotitolo La voce di Roma.

L'Associazione Stampa Romana fa sapere in una nota che si schiera a fianco della redazione:

"Chiediamo anche a Parsitalia, società che sarebbe interessata all’acquisto della maggioranza delle quote societarie, di aprire un tavolo a tre, con sindacato e attuale dirigenza, per individuare soluzioni possibili".

Marta Bonafoni, consigliera regionale del Gruppo Per il Lazio, dichiara:

"Si sta spegnendo 'la voce di Roma', una testata giornalistica che ha svolto un lavoro d’inchiesta e di denuncia fondamentale per i cittadini di questa Regione. I reportage sulla legalità, sui rifiuti, le voci e i pareri di tutti quelli fuori dal coro ai quali la testata ha sempre dato spazio.

Tutto questo è stato Paese Sera nel corso degli anni, anche una fucina di giornalisti e una vera scuola di scrittura. Da domani scadono i contratti dell’intera redazione e la proprietà ha minacciato di impedire dal primo agosto l’accesso nella sede ai giornalisti.

I rappresentati della politica hanno bisogno di testate libere, che sappiano informare i cittadini e far accrescere il loro senso critico. Per questo la chiusura di questo organo d'informazione è un costo che non possiamo permetterci. Come consigliera regionale, come giornalista nonché come affezionata collaboratrice del mensile Paese Sera, auspico che questa delicata fase trovi presto una soluzione che salvaguardi la libera informazione e anche i diritti dei lavoratori"

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