La fine capitalista delle Botteghe Oscure

La storica sede del PCI, in via delle Botteghe Oscure 4, è stata comprata dai banchieri italiani: l'Associazione Bancaria Italiana, dovrebbe stabilirvi la sua nuova sede.

Quel nome che ha sempre significato sinistra (c'è anche un sito), anzi "comunismo", anche nella sua accezione più oscura (a pochi metri, in via Caetani, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro) diventerà l'indirizzo del capitalismo italiano.

Il “Bottegone”, il freddo palazzo di via delle Botteghe Oscure 4, ha ospitato gli uffici della sede nazionale del Partito Comunista Italiano dal 1946. Praticamente dietro la sede storica della DC, in piazza del Gesù...

La cronaca parla di semplice transazione. Il mondo delle banche, in Italia, è "stranamente" sempre stato molto vicino alla sinistra. In effetti erano diversi anni che il comunismo italiano (se ancora esiste) non era più di casa a Botteghe Oscure. La “svolta occhettiana” del 1992 fece rapidamente smembrare l’immobile storico.

Il primo pezzo a fare gola sul mercato, manco a dirlo, fu l’attico. Venduto nel millennio scorso per tre miliardi e mezzo di lire. Poi fu la volta dei posti auto (200 milioni di lire ciascuno) quindi tutto lo stabile: la sede è stata comprata da Bancaria Immobiliare Spa, il braccio operativo immobiliare dell’Abi.

Il palazzo fu fatto costruire dallo stesso Pci, lo si intuisce dal gusto estetico un po' "sovietico". Firmato Alfio e Alvaro Marchini (nonno e prozio di quell’Alfio Marchini, accusato da tanti proprio per questo di essere palazzinaro di sinistra, figlio di "calce e martello").

Secondo Massimo Caprara, segretario di Togliatti, il pagamento fu effettuato dal tesoro di Dongo, sottratto a Mussolini in fuga. Come scrive Polisblog Il Bottegone ha visto passare nelle sue stanze pagine di Storia.

l’avvento degli ascensori “di classe” (c’era quello riservato ai dirigenti e quello per tutti gli altri), la stella d’oro a cinque punte disegnata ed incastonata nell’androne da Gio Pomodoro, lo studio di Togliatti al secondo piano e le segrete della soffitta, dove il “giurista del Comintern” si incontrava con l’amante Nilde Iotti, l’ufficio Propaganda del terzo piano, il grande salone del quarto piano (usato per ricevimenti, le ricorrenze e i festeggiamenti dei compleanni dei dirigenti) e, sempre al quarto, l’Organizzazione, che recepiva le direttive da Mosca e fungeva da cabina di comando (ci passarono tutti, da Togliatti a Longo, da Berlinguer a D’Alema).

Fatto sta che dopo Togliatti, Gramsci, Berlinguer, Natta che parlavano di Lenin e Marx, o si preoccupavano per Stalin e Kruscev, ora nello stesso luogo si litigherà per titoli, spread ed interessi finanziari. Ma anche questo, per chi ha letto qualche libro di storia, forse non è affatto un paradosso.

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