Roma città metropolitana, regolata da disciplina speciale, le reazioni

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il disegno di legge che riorganizza il sistema delle Province, accelera l'istituzione delle città metropolitane e rivede le unioni dei comuni. Roma, in ragione dello status di capitale, sarà regolata da una disciplina speciale.

Il ddl ora andrà all'esame della Conferenza Unificata per poi tornare all'esame dell'esecutivo per il varo definitivo. Le città metropolitane saranno istituite dal 1° gennaio 2014, le Province saranno trasformate in enti di secondo livello.

Vengono cancellati gli stipendi per gli incarichi provinciali (che diventano gratuiti) e viene definita una nuova disciplina delle Unioni dei Comuni. Province non “abolite” (come avrebbe voluto il governo Monti) ma “svuotate” (come sta riuscendo a fare il governo Letta).

Queste le misure principali contenute nella bozza del Disegno di legge "recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni dei Comuni".

Il disegno di legge prevede che la città metropolitana di Roma, in virtù dello status di capitale, sarà regolata da una disciplina speciale.

I comuni che volessero entrare a far parte della “provincia” di Roma Capitale possano entro il 28 febbraio 2014 deliberare con atto proprio di entrare a far parte della Città metropolitana di Roma Capitale. I presidenti delle Province capoluogo diventeranno sindaci della città metropolitana.

La delibera è sottoposta entro il 31 marzo a referendum popolare e se approvata dalla maggioranza dei votanti sono disposte, con legge dello Stato, le relative modifiche territoriale e il passaggio dei Comuni interessati all’ambito territoriale della città metropolitana.

Le Province alzano subito le barricate. Rabbiosa la reazione da parte del presidente dell’Unione delle province italiane, Antonio Saitta:

"Questo ddl è incostituzionale perché le Province hanno funzioni amministrative e non possono essere svuotate di queste funzioni. E' la resa del governo ai grandi burocrati che non vogliono essere toccati. Vince la burocrazia e il governo si arrende".

L'Upi ha criticato la scelta del governo di non far più eleggere gli organi delle Province ai cittadini e riguardo alle città metropolitane ha spiegato come

"il meccanismo elettorale favorisce i grandi Comuni capoluogo come se l'Italia fosse fatta solo di grandi città. Nelle città metropolitane viene introdotta un principio autoritario perché il sindaco metropolitano non verrà eletto ma sarà il sindaco del capoluogo: chi ha una funzione su un territorio ampio deve essere eletto".

Il sindaco Ignazio Marino, approva, ma chiede chiarezza e precisione per Roma.

"Come sindaco di Roma ho avuto l'opportunità di essere ascoltato in consiglio dei ministri in relazione al disegno di legge sulla formazione delle città metropolitane che il governo sta discutendo. Nella sostanza sono d'accordo sull'impianto della legge ma i termini di eventuale adesione a Roma Capitale di tutti comuni, data la complessità della provincia di Roma, devono essere meglio precisati.

Perché così com'é scritta la legge in questo momento un comune può aderire solo se confinante con altri comuni che hanno già aderito. Ci sarebbero dei comuni, ad esempio Bracciano, che non potrebbero aderire se non l'hanno già fatto Anguillara e Fiumicino. Questo evidentemente è legato alla complessità geografica del nostro territorio che secondo me un punto che va chiarito nella legge".

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