La Tana della Lupa: Maggico Derby


Mammamia che derby! Quello che ti sogni quando immagini la partita perfetta, incredibile, dove succede tutto, e alla fine è Storia. La partita che sembra Roma Lecce del 1986, che ti porta sull'orlo della tragedia, e poi esci dall'Inferno per trionfare in Paradiso.

Non so proprio da dove cominciare. Forse dalla fine, dalle lacrime sugli spalti (fra i tifosi veri, non fra le bestie), di un popolo sfinito e impazzito di gioia, senza voce, senza lasciare più quel posto magico, in un abbraccio interminabile, con i giocatori che rientrano ancora, e ancora...

E se riavvolgi il nastro, nella notte senza sonno a riguardare cosa è successo, perché ancora non ci credi, rivedi un film del terrore che diventa epico, e alla fine con l'happy end, quasi commedia. Una Roma che non gioca tutto il primo tempo. Non esiste. Scompare. Consegna la partita ad una squadretta mediocre e volenterosa, tradendo se stessa e tutti noi.




Poi l'intervallo, la personalità di un coach romano che toglie i due simboli romani dall'arena, scommette sulla freschezza e sulla spavalderia, ma come si ricomincia ecco il rigore per tagliarci la testa definitivamente. Aspettiamo tutti il boia che chiuda la pratica. Tutti tranne Julio Sergio, che gattona il pallone mal calciato da Floccari.

E' il delirio. In un attimo tutti capiscono che ce la faremo, l'Olimpico diventa un solo assordante Colosseo che gronda di vittoria. Ci penserà Mirko Vucinic a firmare la Rivoluzione giallorossa. Resuscitato dopo un tempo da zombie, diventa Direttore del coro. E sono gli incursori messi in campo da Ranieri a rovesciare il tavolo, quel Taddei che spadroneggia a destra dopo un ingresso timidissimo e quel genio sregolato di leggerezza imprendibile che è Menez.

Il resto diventa una fantastica corrida di torelli rosiconi e toreri romanisti, perché sia ben chiaro, Totti viene sotto la Sud a farci i gesti che gli pare, che mostrano la sua romanità goliardica ed echeggiano la sua ansia da gladiatore ferito che in panchina non ha smesso di essere il nostro Capitano. Non ha nulla da scusarsi. Anzi. Chiunque prosegua a far finta di non capire può ascoltare le parole di Paolo Di Canio (uno che veniva da noi a fare i gesti, non sotto la Nord).

Che strano che i media non si ricordino di fare la morale a certi mezzi giocatori che scalciano sgambetti per il loro fallimento. Radu, Baronio, e anche Reja (si vergogni lui per le dichiarazioni quando i suoi ragazzi fanno certe cose). Direi che possiamo salutarvi come meritate, come abbiamo fatto a fine gara, dopo avervi sotterrato anche come tifo: Nun se vedemo più, nun se vedemo più, se salutamo adesso, se salutamo adesso!

Foto RondoneR







Striscioni Derby Lazio Roma 1 - 2





ve lo dite da soli








autoreferenziali



Scontri Derby in Tribuna







Tu B

  • shares
  • Mail
20 commenti Aggiorna
Ordina: