Roma: 2763 anni e non sentirli. Come andarono le cose quel 21 Aprile del 753 a.c.

Lupa Capitolina con Romolo

Un'altra primavera sulle spalle della Città Eterna. Tante le iniziative ed i festeggiamenti, ma troppo spesso gli attuali pronipoti della Lupa, si dimenticano chi devono ringraziare per essersi ritrovati qui, nella Caput Mundi.

Per fortuna che c'è 06blog...Pronto a rinfrescare la memoria, in una giornata così importante. Intanto bisogna sempre ricordare che siamo tutti un po' figli di Troia, ci mancherebbe altro, visto che l'antenato Enea (come ci fece sapere Virgilio nell'opera che voleva scrivere così tanto da aver cercato di darla alle fiamme..), figlio di Venere (ecco spiegata la proverbiale bellezza di noi romani) era fuggito con tanto di padre e figlio dalla Grecia ormai acheica, per approdare da queste parti.

Enea lo sappiamo tutti aveva un po' la tendenza a fare er piacione, era pure un figlio di Venere. Così prima seduce a abbandona Didone a Cartagine causando evidentemente il risentimento per la poveretta che si suicida, e che sfocerà poi in futuro in quelle tonnare che saranno le Guerre Puniche; poi arriva dai Latini, e dal loro re che lo accoglie come un figlio, e pensa bene di invaghirsi della figlia, Lavinia, già promessa a uno della zona, che non a caso si chiama Turno (da cui la tipica litigata fra i romani che saltano la fila "Aspetta il tuo turno!").




Il Turno di turno, re delle rotule spezzate, pare non prenderla bene e via con un altra guerra. Sempre per colpa di un donna. Il cornuturno si allea con gli Etruschi più violenti ed altri ameni laziali che sbagliano sempre a scegliere chi sostenere; ad Enea gli rimangono certi parenti greci che se ne filosofeggiavano sul Palatino e qualche etrusco dissidente. Indovinate che vince questo pseudo derby?

Bene. Insomma, tutta sta fatica per fondare Lavinio? Mah... Sarà il figlio di Enea, Ascanio, a prendere in mano la dirigenza, altrimenti si rimaneva in C (e pensare che io alle elementari, li avevo in classe tutti e due, un Ascanio e un Enea). A dire il vero anche Ascanio preferisce non strafare e fonda Albalonga, sulla quale regnarono i suoi discendenti per numerose generazioni (dal XII all'VIII secolo a.C.), parola di Tito Livio.

Per arrivare al dunque, sarà invece colpa o merito di Amulio, fratello rosicone del legittimo erede del re Proca di Alba-Coscia-Longa, Numitore, il quale verrà spodestato e la cui figlia Rea Silvia Amulio costringe a diventare vestale con voto di castità. Ma stavolta è il dio Marte ad invaghirsi della ragazza e renderla madre di due gemelli, proprio loro Romolo e Remo ("Remolo" per Berlusconi).

Amulio il rosicone ordina subito l'uccisione dei gemelli, ma il servo incaricato di farli fuori non ne trova il coraggio e li abbandona alla corrente del fiume Tevere. La cesta nella quale i gemelli sono stati adagiati si arena sulla riva, presso la palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio in un luogo chiamato Cermalus.

Ecco che finalmente compare la Lupa, da quelle parti per abbeverarsi. Li vede, ed essendo mamma generosa, decide di prenderli con se e proteggerli, entrambi. Mentre uno si poteva lasciare lì, nella palude. Suo habitat naturale. In tanti insinuano che la Lupa sarebbe in effetti una prostituta, all'epoca chiamate lupae, ma nessuno a Roma si sente offeso per questo, se non forse Marrazzo. Anche perché poi sarebbe stata la moglie del pastore Faustolo (porcaro di Amulio) a crescerli come suoi figli. E una che si chiama Acca (Larenzia) non garantisce molta serietà comunque.

Mamma Lupa è comunque un animale sacro ed il simbolo di Roma. Avete presente no? Cicerone narra che la Lupa Capitolina fu colpita da un fulmine e neppure vacillò. Fatto sta che i ragazzi crescono piuttosto spartanamente e mangiando molta carne cruda, perché appena divenuti adulti scoprono chi sono, tornano ad Albalonga, fanno secco Amulio e ripiazzano nonno Numitore sul trono.

Poi si guardano intorno, si rendono conto che sta albetta chiara e fresca vale proprio poco e ottengono il permesso di andare a fondare una nuova città, nel luogo dove sono cresciuti. Li seguiranno molti servi e altrettanti ribelli, secondo Plutarco, le nostre ottime origini.

Il primo consiglio comunale, nel comune ancora nemmeno esistente, fu come ben sapete un vero disastro. Indovinate su cosa scoppiò la lite peggiore? Ma è chiaro, sul piano regolatore. Su dove costruire e chi deve appaltare. Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole battezzare Remora e fondarla sull'Aventino (pensate che idiota, Remora, ecco perché ora ci arrivano i cinesi). Vi ci vedete remorani? Manco in Guerre Stellari!

Come ci racconta Livio, essendo gemelli, il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo (sebbene è ovvio fosse uscito prima Romolo), toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli aruspici, chi avesse ragione.

Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo, che come spesso capita a chi passa in vantaggio, si illuse d'aver già vinto, ma Romolo ne beccò ben dodici. Primo derby: Romolo batte Remo 12 - 6.

Romolo senza alcuna provocazione comincia sul proprio (!) colle a disegnare il solco della Urbs Quadrata, ma Remo rosica, e viola la sacralità del gesto saltandoci sopra come un bambino scemo che distrugge i castelli di sabbia. Solo che Romolo non è Gesù Cristo, e invece di perdonarlo perché non sa quello fa, lo ammazza con la verga usata per tracciare il solco. Pollice verso per Remo. E aggiunge: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura».

Accadeva 2763 anni fa. Per tutte le altre versioni sull'accaduto rimandiamo alle diverse fonti e conseguenti polemiche. Per fortuna degli interpreti non c'è Romolo a dimostrargli con i fatti come appunto andarono le cose. Buon Natale Roma! Tanti auguri a tutti i romani, ovunque siano.




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