Microcar a Roma: tutto quello che c’è da sapere


Come c’è chi le chiama microcar e chi minicar, c’è chi ne è strenuo sostenitore e chi non le può sopportare nemmeno in fotografia. Non può che essere così, per un fenomeno a Roma dilagante da anni, tornato in questi giorni agli onori, o meglio, ai disonori della cronaca dopo che al volante di una di queste ‘macchinette’ sono morti due ragazzini nel giro di 48 ore, uno dei quali aveva un cognome illustre: Fanfani.

E a proposito di cognomi illustri, sappiate che ne ha una anche il rampollo 15enne del sindaco Alemanno, che, preoccupato sia come papà che come amministratore, per venerdì 16 aprile ha convocato un tavolo di confronto con la polizia municipale per porre in essere nei tempi più rapidi possibile, tutte le iniziative idonee a garantire la massima legalità e sicurezza per le minicar e per i loro conducenti.

Ma cerchiamo di conoscerle più da vicino, queste vetture: c’è da dire che il loro paese ideale è Roma, dove, secondo la Motorizzazione civile, ne circolano 5000 sulle 26.417 immatricolate dal 2006 a oggi in Italia. Ovviamente la Capitale ha quindi anche il primato degli incidenti: 133 sui 682 totali nel 2008 secondo l’Aci, staccando di molto la seconda in classifica che è Milano con appena 34. L’1,5% delle minicar circolanti, inoltre, ha avuto almeno un incidente nel corso dell’ultimo anno.

Cosa sono? A tutti gli effetti scooter: come i 2 ruote, infatti, non hanno la scocca portante, ma un semplice telaio in tubi ricoperto da pannelli di plastica. Le 4 ruote le rendono appena più stabili e quindi appena più sicure dei motorini classici, ma la leggerezza della struttura le allontana molto dalla sicurezza delle auto tradizionali, che hanno invece scocca portante e airbag. Hanno una velocità massima di 45 km all’ora, ma con poche e semplici modifiche arrivano a 60 e, smanettando ancora, addirittura a 90 o 100 e qui sta il vero problema.

Per guidarle non occorrono la maggiore età e la licenza di guida, ma soltanto 14 anni e il certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori. Al volante, però, sorprendentemente, nel 59% dei casi troviamo ultracinquantenni o pensionati, ipotizziamo dunque (con orrore) che possano essere persone cui è stata tolta la patente per chissà quale inquietante motivo o semplicemente gente che lavora in centro o in altre zone a traffico limitato.

Il 5% dei microautisti, però, ha tra i 16 e i 25 anni e qui, quasi sempre, è ‘colpa’ di mamma e papà. Mamme e papà che possono permettersele, poi, perché queste ‘macchinette’, impossibili da produrre in serie, costano come minimo 10mila euro. Un vero e proprio status symbol. Andate a fare due passi in piazza Euclide, dal tardo pomeriggio in poi, e capirete cosa intendo. Quando avevo 15 anni anch’io c’erano alcune persone che conoscevo che passavano le serate a ribaltare le minicar che incontravano parcheggiate, proprio per prendere in giro i ‘pariolini’. Probabilmente se setacciate Facebook troverete qualche gruppo che ne ha raccolto questo testimone in formato elettronico.

Ognuno, infine, ha le sue preferenze di marca e modello e le spara anche nei forum: c’è chi loda l’Aixam, tra le più amate insieme con le Ligier, che però sembrano più vere macchine; chi vota per le Chatenet (un po’ arcaiche, pare) o le Microcar, che invece hanno addirittura l’airbag. Poi ci sono le Grecav, a detta di alcuni molto sicure, le Casalini made in Italy, le Metacar per gli eccentrici e le Jdm, sconsigliate da tutti. E voi che ne pensate? Minicar sì o minicar no? Questo è il dilemma…

Foto | Flickr

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