La farmacia dell'Isola Tiberina: "Siamo cattolici, i preservativi non li vendiamo"

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Qual è il confine tra gli obblighi di chi gestisce un esercizio commerciale legato alla salute delle persone e la sua coscienza? La risposta non è semplice, per questo esistono delle leggi che dovrebbero sostituire tutte le polemiche legate alle contraddizioni personali.

Non sembrano essere d'accordo nella farmacia subito fuori l'ospedale "Fatebene Fratelli" dell'isola Tiberina. A chi ieri ha chiesto di acquistare dei preservativi, hanno risposto: "Siamo cattolici: i preservativi non li vendiamo". Immediata la denuncia al Codacons da parte dei malcapitati.

E' lecita l'obiezione di coscienza? Da un lato, i preservativi sono presidi sanitari e venderli è -quindi- un obbligo. Dall'altro, Emilio Croce (il presidente dell'Ordine dei farmacisti di Roma) tutela la categoria rispondendo che: "I preservativi sono sanitari non sono farmaci. Si trovano dappertutto, non solo in farmacia, si tratta di un prodotto comunque facilmente reperibile."

Proteste vibranti sono arrivate dall'Anlaids, l'associazione per la lotta all'Aids, ma anche dall'Aied (l'Associazione italiana per l'educazione demografica): "Una farmacia che si rifiuta di vendere preservativi per motivi religiosi è un fatto grave e da condannare [...] Questa brutta vicenda si aggiunge alle già gravi dichiarazioni di stop alla pillola abortiva. Chiediamo un intervento per tutelare la libera scelta dei cittadini."

La dichiarazione più autorevole -e assennata- ci pare comunque quella dell'immuno-infettivologo Fernando Aiuti (presidente della Commissione politiche sanitarie del comune di Roma): "(Il preservativo) Non è uno strumento che provoca la morte, ma che tutela la salute. L'etica deve prevalere sulla religione". Voi cosa ne pensate? Ditecelo con il sondaggio o nei commenti.

Foto | Flickr

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