Elezioni regionali: Roma capitale dell'astensionismo

Elezioni regionali, affluenza voti Comune di Roma

Se ne parlerà ancora a lungo. E finalmente, oserei dire. Nonostante tutti si dichiarino, come sempre, vincitori, il dato importante che emerge da queste elezioni regionali è che gli italiani, i laziali, ma soprattutto i romani hanno risposto con una forte astensione.

Chi trascura o sminuisce questo fenomeno commette un grosso errore. Come chi crede che in qualche modo qui si voglia delegittimare il responso delle urne. Non ci penso nemmeno. Anzi, mi fanno ridere i tentativi dei trombati di consolarsi con le più fantasiose riletture dei numeri.

A Roma però l'affluenza al voto si è attestata al 56,50% (dal sito comunale delle elezioni). Alle regionali del 2005 aveva votato il 69,65% degli aventi diritto; alle amministrative 2008 il 73,52%, ma in quel caso si votava anche per le politiche.

Quasi la metà degli elettori romani insomma ha preferito non votare. Significa qualcosa. La campagna elettorale oscena che abbiamo subìto, nel vero senso della parola, il solito deturpamento cittadino che abbiamo denunciato e combattuto a fianco di una blogosfera romana coraggiosa, il fatto che Roma debba essere sempre il crocevia di tutte le magagne e l'ostaggio di ogni comizio e manifestazione, ma soprattutto la nitida consapevolezza che a prescindere da chi governa, la sostanza delle cose non cambia, tutto questo ha lasciato un segno.

Ostinarsi a ridurre il rifiuto al voto, come una banale (ancorché comprensibile) dimostrazione di antipolitica è altrettanto superficiale. Grillo lo dimostra. La gente non vuole rinunciare alla democrazia, ma ha il diritto di non parteciparvi attivamente quando si sente sfottuta e tradita o comunque in alcun modo rappresentata. E' l'unica via che gli rimane.

Non entreremo qui nelle sottili differenze tecniche fra astensionismo attivo, passivo o simili, che del resto scatenano sempre inutili, infinite polemiche, già vissute. Resta evidente che il non voto è lecito, ci mancherebbe. E produce degli effetti, molto più temuti dagli eleggibili rispetto alla tesi del "meno peggio".

Spetta alla classe politica e agli stessi elettori poi farne l'uso più sano per migliorare quel poco di valido che rende ancora e sempre la Democrazia l'unica forma attuabile del Contratto Sociale. Voi avete votato? E se non lo avete fatto perché?

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