Lettera aperta di Rutelli ad Alemanno: "Non toccare l'Ara Pacis"


All'indomani delle ultime dichiarazioni/minacce di Gianni Alemanno, in merito alla risistemazione dell'Ara Pacis, Francesco Rutelli non ce l'ha fatta, a sentire un suo successore parlare così del lavoro di Richard Meier, tanto voluto dall'amministrazione veltroniana di Roma.

E ha scritto una lettera aperta all'attuale sindaco della Capitale, apparsa oggi su Repubblica. Posto che nulla è mai stato immobile, in una città multiforme come Roma, nemmeno le opere dei massimi teorici del barocco, neanche gli spazi capolavori dei geni del Rinascimento, è comunque da lodare l'attaccamento che Rutelli mostra per le forme che avvolgono l'Ara Pacis Augustae.

"Caro direttore, ho letto su Repubblica che Alemanno conferma di voler "correggere" l'edificio dell'architetto Richard Meier che custodisce l'Ara Pacis. Non credo che un amministratore debba interferire con quello che gli piace o gli dispiace del lavoro di un progettista [...]".

Furbescamente, Rutelli ha ricordato poi la consanguigneità neofascistica che lega quella di Meier alle architetture preesistenti di Piazza Augusto. In modo da stuzzicare l'immaginario di Alemanno:


"Meier - autore di alcuni tra i più straordinari musei del mondo e teorico di un dialogo contemporaneo con le architetture razionaliste dell'epoca fascista - ha fatto un lavoro che è stato vagliato e approvato da decine di organismi e uffici".

La diatriba sul museo dell'Ara Pacis non sembra conoscere sosta. Se, da una parte, tanta passione applicata all'architettura, in un dialogo che coinvolge tutta la città, non può che far piacere e interessare; dall'altra bisognerebbe lasciare qualche tempo ancora quell'architettura a "decantare", come hanno fatto per secoli tante altre ad essa vicine, prima di trarre conclusioni affrettate, in un senso o nell'altro.

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