Botteghe storiche di Roma a rischio chiusura

Oggi, a partire dalle 13:30, via della Pace assiste al presidio per salvare i locali storici di Roma che rischiano di chiudere, per il caro affitto, sfratti, costi di gestione inferiori ai guadagni, e la concorrenza della grande distribuzione.

Alla lunga lista di botteghe storiche che hanno già chiuso i battenti, si aggiungo quelle che hanno già staccato le insegne, sono sotto sfratto e comunque a rischio chiusura.

La cappelleria Fratelli Viganò, in via Minghetti 7 dal 1873, ha già smontato l'insegna, messo i lucchetti alle serrande e svuotato le vetrine della bottega, un tempo piena di copricapo, idee e storie di ogni forma, fattezza e modello, compresi cimeli degli anni '30 e un cappello di Garibaldi.

La camiceria Bazzocchi al numero 141 di via del Tritone dal 1908, già salvata nel 2011, è sotto sfratto e a rischuio chiusura, come il celebre Gran Caffè della Pace, esteso agli altri due esercizi affittuari del palazzo dietro piazza Navona, che potrebbe essere sostituito da un Relais.

Rischio di chiusura che si estende alla stamperia Trevi, gestita dalla prima società tipografica di cui si abbia memoria sin dal 1470, e il laboratorio di pelletteria Piferi in Via Federico Cesi, 60, che dal 1934, realizza, ripara e pulisce in modo accurato ogni articolo di pelletteria.

Il presidente della Cna Roma antica città storica e dell’Associazione Botteghe storiche, Giulio Anticoli, auspica che un giorno queste possano “essere tutelate alla stregua dei beni monumentali", ma per ora continuano a chiudere per lasciar spazio a catene di negozi replicati in tutto il mondo.

Via | ANSA
 

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