La Tosca di Puccini al Teatro S. Genesio di Roma, ad ingresso libero

Dalla Roma della Tosca di Giacomo Puccini, a quella rappresentata al Teatro S. Genesio, giovedì 4 luglio 2013, alle ore 20.30 e soprattutto, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Castel St Angelo 1868, Roma

Con la portentosa ugola di Pavarotti-Cavaradossi alle prese con E lucevan le stelle, e quel Vissi d'arte interpretato da Maria Calla-Tosca (ovviamente in momenti e luoghi diversi), torno a sabato 14 giugno 1800 e alla Roma che ri-vive la Battaglia di Marengo con l'opera lirica di Giacomo Puccini, sin dalla prima rappresentazione del 14 gennaio 1900, al Teatro dei Costanzi.

Un melodramma in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa con Musica di Giacomo Puccini, che domani sera il Teatro S. Genesio (via Podgora 1) di Prati offre ad ingresso libero (fino ad esaurimento posti), con la rappresentazione in forma scenica, accompagnamento al pianoforte e la soprano giapponese residente a Roma, Fujiko Hirai nelle vesti e vce di Tosca, affiancata da Fabio Serani (Cavaradossi), Maurizio Zanchetti (Scarpia), Carlo Alberto Gioja (Angelotti,), Alberto Roccatani (Sagrestano/Sciarrone), Alberto Del Fra (Spoletta), Giorgio Sciò (Carceriere) Michela Napolitano (un pastore).

Coro: Ensemble “Dodekachordon”
Direzione artistica e regia: Maestro Francesco Del Fra
Maestro concertatore al pianoforte: Hiroko Sato 
Disegno luci: Luisa Monnet
Scene: Marco Alò
Direttore di scena: Esther Bernardini
Costumi: Loredana Campus
Sarta di scena: Francesca Grossi
Armi d’epoca: Pannaus Props di Fulvio Pannese

Trama

I ATTO
Chiesa di Sant’Andrea della Valle.

Il periodo storico della guerra fra le truppe napoleoniche e quelle papaline. Un uomo, vestito con abiti da prigioniero, entra nella chiesa di Sant’Andrea della Valle. E’ Cesare Angelotti, un detenuto politico che è riuscito ad evadere da Castel Sant’Angelo. Angelotti era un console della Repubblica Romana.

Nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle è situata la cappella della famiglia Attavanti, in cui la marchesa Attavanti, sorella di Angelotti, tiene nascosti alcuni abiti femminili da utilizzare per travestire il fratello e non farlo riconoscere. Ha nascosto la chiave della cappella ai piedi della statua della Madonna. Angelotti, trovata la chiave, si nasconde nella cappella. Il sacrestano entra in chiesa portando dei pennelli, appena puliti, e li posa vicino ad una tela. Intanto risuona l’Angelus. Dopo la preghiera vediamo il pittore Mario Cavaradossi che dipinge una Madonna. Il sacrestano è esterrefatto nel momento in cui nel dipinto scorge un’incredibile somiglianza con la bella Marchesa Attavanti. Cavaradossi, infatti, ha usato come modella a sua insaputa, la Marchesa Attavanti, che si recava ogni giorno in chiesa per pregare. Il sacrestano si allontana dalla cappella mentre Cavaradossi è ancora immerso nell’esecuzione della sua opera. Quando, ad un certo punto, compare Angelotti, i due si riconoscono immediatamente, ma il loro incontro è interrotto dall’arrivo di Floria Tosca, l’amante di Cavaradossi andata a trovare il proprio uomo. Angelotti corre nuovamente a nascondersi.

Tosca, gelosissima, sospetta che Cavaradossi incontri un’altra donna e i suoi sospetti si rafforzano alla vista del dipinto, così simile alla Marchesa Attavanti. Cavaradossi, preoccupato di nascondere Angelotti alla sua vista, cerca di rassicurarla, rinnovandole la sua dichiarazione d’amore e la prega di allontanarsi per poter continuare la sua opera. Tosca accetta tale richiesta a condizione che lui dipinga gli occhi della Madonna non di blu come quelli della Marchesa, ma neri come i propri. Angelotti esce dal suo nascondiglio e Cavaradossi gli offre come riparo la sua villa alla periferia della città, in cui vi è un nascondiglio segreto all’interno di un pozzo. Un colpo di cannone annuncia la scoperta dell’evasione di Angelotti dal carcere e la polizia si mette immediatamente sulle sue tracce.

Il sacrestano entra nella cappella e si meraviglia nel non vedere il pittore. Parla della sconfitta dei Francesi con un gruppo di ecclesiastici e maestri del coro. Viene accolta con esultanza la notizia dei festeggiamenti che si terranno a Palazzo Farnese, ma purtroppo l’entusiasmo è subito interrotto dall’arrivo di Scarpia e dei suoi agenti. La porta aperta della cappella, lo scudo araldico degli Attavanti (dimenticato da Angelotti) riconosciuto da Scarpia, il ventaglio e la somiglianza del dipinto con la marchesa portano Scarpia a delle inevitabili conclusioni. Quando Tosca ricompare, Scarpia le mostra il ventaglio, presumibilmente dimenticato dalla sua rivale, al fine di scatenare la sua gelosia. Comportandosi in tal modo, Scarpia spera di raggiungere due obiettivi: trovare Angelotti e distruggere il rapporto tra Tosca e Cavaradossi con la speranza di conquistarla. Sulle note del Te Deum, Scarpia, in un impeto di passione, rivela il suo amore per Tosca.

II ATTO
Appartamento di Scarpia al piano superiore di Palazzo Farnese.

E’ sera e Scarpia è a cena nella sua stanza di Palazzo Farnese quando Spoletta, uno dei suoi agenti, gli comunica di non essere riuscito né a seguire i movimenti di Tosca né a trovare la villa di Cavaradossi.
Nel frattempo, Cavaradossi è stato arrestato e condotto a Palazzo Farnese. Mentre Scarpia interroga Cavaradossi, da una finestra aperta si sente Tosca cantare accompagnata dal coro, nei festeggiamenti per la sconfitta dei Francesi e la vittoria della Regina di Napoli. Cavaradossi nega di conoscere il nascondiglio di Angelotti e Scarpia non può provare il contrario. Ciò nonostante, quando la cantata di Tosca volge al termine, Scarpia fa portare Cavaradossi in un’altra stanza e lo tortura per farlo parlare.
Scarpia promette di liberare Cavaradossi qualora Tosca accetti di rivelare il nascondiglio di Angelotti.
Nonostante Cavaradossi l’avesse pregata di tacere, Tosca, non riuscendo a sopportare le urla disperate di lui, svela che Angelotti è nascosto nel pozzo.

Scarpia ordina ai suoi agenti di recarsi alla villa, ponendo anche fine alla tortura. Cavaradossi, nel momento in cui si accorge del tradimento di Tosca, la respinge. Intanto arriva la notizia che Napoleone aveva riportato la vittoria decisiva sul generale austriaco Melao a Marengo. Malgrado le implorazioni di Tosca, Cavaradossi esplode in un canto di gioia per la notizia, siglando così la sua condanna a morte.
A questo punto Scarpia annuncia che egli verrà giustiziato e lo fa portare via. Tosca e Scarpia rimangono da soli nella stanza e quest’ultimo dà la possibilità a Tosca di salvare la vita a Cavaradossi, ma in cambio lei dovrà concedersi a lui. Sopraffatta dalla disperazione, Tosca cede.

Spoletta riferisce a Scarpia che Angelotti si è suicidato mentre lo arrestavano. Scarpia ordina di organizzare una finta esecuzione per Cavaradossi “così come era stato fatto con il Conte Palmieri”. Ma ciò sta a significare che Cavaradossi verrà effettivamente giustiziato, mentre Tosca crede che il suo amore si salverà. Tosca chiede a Scarpia un salvacondotto per fuggire con Cavaradossi dopo la finta esecuzione. Mentre Scarpia è impegnato a firmare tale documento, Tosca vede un piccolo coltello e lo afferra, nascondendolo. Quando Scarpia cerca di abbracciarla, lo pugnala al cuore e fugge con il documento.

III ATTO
Piattaforma di Castel Sant’Angelo.

All’alba Cavaradossi è condotto fuori dalla sua cella. Sulla piattaforma di Castel Sant’Angelo. È l’alba, salutata dallo scampanio delle chiese di Roma e anche dal malinconico stornello di un giovane pastore. Non gli resta che un’ora di vita: offrendo un anello ad un custode lo convince a recapitare a Tosca un biglietto, quindi, sopraffatto dal ricordo delle ore d’amore passate con la sua Tosca (E lucevan le stelle) si abbandona alla disperazione. Ma la donna compare improvvisamente per avvertirlo che la fucilazione sarà solo simulata e rivela a Mario di avere ucciso Scarpia e di avere sottratto il salvacondotto. Mentre si abbracciano giunge il plotone di esecuzione e Tosca raccomanda a Mario di cadere con arte. La fucilazione ha luogo ma quando, allontanatosi il plotone, Tosca si accorge che Mario è stato ucciso realmente. Scarpia ha tramato contro di lei l’ultimo inganno. Si odono voci confuse avvicinarsi: è stata scoperta l’uccisione di Scarpia, e Spoletta si precipita verso Tosca per arrestarla. Tosca salita sul parapetto del castello si getta dagli spalti sfidando Scarpia “Avanti a Dio” in un’ultima crudele lotta ultraterrena, invocando la giustizia divina.

Poster 1899 | Wikimedia

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail