Da Rossi a De Luca: tutti i nomi, ma soprattutto i cognomi, dei romani

Ognuno di noi lo eredita quasi senza farci caso: per alcuni è un problema tale che si è dovuta inventare una legge per poterlo cambiare; c’è chi se ne vergogna perché ne ha uno buffo, ridicolo o sconcio; chi lo odia perché in realtà odia quello che c’è dietro; e c’è chi lo esibisce con orgoglio, ma i più nella maggior parte del tempo lo ignorano e pochissimi conoscono l’origine o la provenienza del proprio.

Parlo del cognome che, guardacaso, è un uso che abbiamo preso in prestito proprio dai nostri antenati illustri dell’Antica Roma. Nell’Urbe di oggi, sul podio dei più diffusi, elenco telefonico alla mano, troviamo Rossi (medaglia d’oro con oltre 3000 presenze), Mancini (argento con più di 2000), De Angelis (bronzo a quota 1700 circa). Alzi la mano chi di voi non conosce almeno una persona con ciascuno di questi cognomi.

Dal quarto al decimo posto, poi, troviamo nell’ordine: Ricci, De Santis, Proietti, Russo, Conti, Bianchi e De Luca. Per molti di essi l’origine è legata a caratteristiche fisiche: Rossi e Russo, ad esempio, probabilmente vanno collegati al colore dei capelli, e così Bianchi, che però potrebbe essere connesso anche a una carnagione particolarmente chiara, o a una caratteristica del luogo di provenienza; Mancini, risalente a qualcuno che scriveva con la mano sinistra; Ricci, che indicava un avo dalla chioma ricciuta.

Molti, lo si vede, i derivati da patronimici: De Angelis (stemma familiare raffigurante un’aquila dalle ali aperte, una palma e, in basso, una torre a due piani e una stella), De Santis (a Roma anche De Sante e Di Sante, comunque indicano ‘figlio di Sante’), De Luca. Alcuni cognomi, inoltre si rifanno alla condizione, quando non al mestiere o all’attività del capostipite del casato (come nel caso di Conti, a Roma diffuso anche Lo Conte).

Tra i più comuni nella Capitale segnaliamo la particolare etimologia di due di essi: Russo (diffuso anche Russino) che potrebbe indicare provenienza geografica dalla Russia ma anche essere connesso alla radice tedesca hrod (la stessa di Roberto, per intenderci) che rimanda al significato di ‘glorioso, famoso’. Infine abbiamo Proietti, che veniva dato ai trovatelli perché deriva dal latino ‘proiectus’, ossia ‘deposto, gettato via, abbandonato’ che ha dato il nome anche alla Rota proiecti presente ancora oggi in alcuni ospedali e istituti.

Dicevamo che il cognome è un regalo dei nostri antenati più antichi: negli ultimi secoli della Repubblica a Roma, infatti, per distinguere gli individui liberi, si usavano tre nomi: il ‘praenomen’, come il nostro nome; il ‘nomen’, che distingueva la famiglia d’appartenenza; il ‘cognomen’, una sorta di soprannome familiare che si aggiunse per distinguere tra loro famiglie di uno stesso ceppo.

L’uso del cognome in senso moderno, però, affonda le radici tra il X e l’XI secolo e in Italia, a partire dal 1200, si diffuse dalle famiglie nobili veneziane in tutta la penisola e in tutti i ceti sociali finché, con il Concilio di Trento nel 1564, divenne obbligatorio per i parroci tenere registri ordinati dei battesimi in cui riportare nome e cognome dei battezzati, per evitare, in seguito, matrimoni tra consanguinei.

E ora, uno sguardo alle curiosità che l’elenco ci offre: c’è il genere chilometrico, l’onomatopeico Chicchirchì, i suggestivi Ingannamorte e Incantalupo, l’inesorabile Senzaquattrini, i famosi Mezzaroma, Mezzasalma, Paternoster o Spaccarotella; il genere hard, Ficarotta, Chiappa, Culetto, Zizzadoro, Bocchino, Pompini, Bonadonna alcuni esempi; l’insulto vero e proprio, come nel caso del signor Bastardo, il signor Inutile, la signora Troia o la famiglia Disgraziati.

Ancora il trash: Schifo, Bavosa, Peloso, Cantacessi o Contacessi, a seconda delle preferenze, Tirapelle, Sadik e Tumore; o il genere frutta e verdura, con i vari Finocchi, Piselli e Broccoli assai inclini a ulteriori doppi sensi. Altra curiosità: in diretta dalla favola di Biancaneve, esistono i signori Cucciolo, Eolo, Dotto, Pisolo e Gongolo.

Infine, ma non per ultimo, ci sono coloro i quali avevano la scelta professionale predestinata nel cognome (nomen-omen dicevano appunto i Romani): è così che nella Capitale abbiamo la signora Guastadisegni, architetto e pittrice; i signori Delle Donne, rispettivamente ostetrico e ginecologa; i signori Malattia e Mortale che hanno un’agenzia funebre; la signora Fotticchia che abita a Ostia e fa la pr; la signora Puzzolente che possiede una profumeria a Nettuno.

Giuro che è vero e sono certa che vi sarà capitato, nella vostra vita, di conoscere persone con cognomi assurdi o di imbattervi in casi curiosi come questi. Non avete da fare altro che da scrivercelo e noi incoroneremo il cognome più strano di Roma.

Foto | Roberta Barbi

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