Maratona di Roma: vince un altro etiope scalzo, 50 anni dopo


Siraj Gena, 25 anni, nazionalità etiope. Domina per quasi tutta la gara, ha qualche problema fisico verso la fine, ma poi si riprende e quando mancano 50 metri al traguardo, con la folla intorno che lo incita in tutte le lingue, lo fa: si toglie le scarpe e corre, come il vento, gli ultimi metri che lo separano dalla vittoria.

L’emozione è forte: impossibile non ricordare un altro etiope, Abebe Bikila, che 50 anni fa, dopo aver corso tutti e 42 i km della maratona olimpica scalzo, vinse ai Giochi Olimpici di Roma 1960, passando trionfalmente sotto l’Arco di Costantino. Aveva 28 anni. La maratona di ieri era dedicata proprio a lui, a 50 anni dall’impresa che fece sognare il suo popolo e lo fece diventare il simbolo di quell’Africa appena liberata dalla morsa del Colonialismo.

Un corridore inafferrabile, il primo a vincere due edizioni consecutive della maratona olimpica (anche Tokyo 1964 dove arrivò convalescente da un intervento di appendicectomia e dove tenne le scarpe); un uomo sfortunato: morì a soli 41 anni per un’emorragia cerebrale. Una liberazione, probabilmente, per lui che dall’incidente d’auto che lo fece restare paralizzato dal torace in giù quattro anni prima non si riprese mai.

A ricordarlo ieri sul palco delle autorità c’era anche il figlio Yetnayet, che ha abbracciato a lungo il vincitore Gena con le lacrime agli occhi. Ha 43 anni, oggi: due più del padre quando morì e Roma 1960 non può ricordarsela, ma certamente gliela avranno raccontata in molti.

Dei 15mila partecipanti allo start, sono arrivati alla fine in 11.023. La categoria dei diversamente abili ha visto il trionfo di Alex Zanardi con la sua handbike: un altro che ce l’ha fatta. Ha dedicato la vittoria al compianto ct della nazionale di ciclismo, Franco Ballerini, che tanto ruolo aveva avuto nell’avvicinarlo a questo sport dopo il tragico incidente di Formula 1 che gli costò le gambe.

La giornata di festa e commozione, purtroppo, è stata offuscata dalla morte di un atleta belga di 55 anni, Tom Van Der Gucht. Il suo cuore non ha retto a 1,5 km dalla fine anche se non era nuovo a questi sforzi.

Ma questo non cancella l’aria deliziata di chi ha corso sullo sfondo dei secoli di Roma: le immagini della sua bellezza, capace di smorzare la fatica, si leggono negli occhi di tutti i partecipanti. Anche il sindaco Alemanno si lascia andare all’entusiasmo, auspicando una bella edizione in più per correre in periferia e buttando lì che Roma sarebbe ancora una città olimpica fantastica. Lui lo ha detto, tutti noi lo abbiamo pensato per tutto il giorno.

Foto | Flickr

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