Bullismo a Roma: coinvolge 1 ragazzino su 3

Ci si interroga molto su cosa ci sia alla base: violenza subita in famiglia, assenza di istruzione, voglia di prevaricazione, genuina prepotenza. Il fenomeno del bullismo, dilagante ormai ovunque, più lo si studia più sfugge, sgretolando ogni singola ipotesi che gli esperti costruiscono in merito.

Roma non ne è immune purtroppo, come dimostra il dossier elaborato dalla Divisione Anticrimine della Questura con dati raccolti l’anno scorso nelle scuole della città, che evidenzia come il 29% degli studenti tra i 10 e i 15 anni abbiano subito episodi del genere e solo il 74% di essi ne ha parlato con qualcuno.

È un fenomeno ‘democratico’ a modo suo, perché se da una parte, come ci si aspetterebbe, è più frequente in quartieri popolari come San Giovanni e Tor Bella Monaca, non risparmia neppure quelli residenziali della Roma bene, su tutti Farnesina e Parioli, azzerando ogni tipo di pregiudizio.

Nel 72% dei casi le violenze sono avvenute a scuola, il 27% è stato aggredito anche fisicamente oltre che verbalmente, il 24% ha ammesso che il fenomeno si è ripetuto più di una volta. Chi non ne è stato vittima direttamente, però, nel 53% dei casi ha assistito a un fatto del genere ai danni di qualcun altro. Ed è stato zitto.

E i professori? I genitori? Se non se ne accorgono da soli sarà difficile venirne a capo: il 58,3% dei pochi ragazzi che decidono di parlare lo fanno a casa, il 21% con gli amici, solo il 14% si confida con gli insegnanti. In guardia, quindi, quando si hanno figli o alunni che tendono a isolarsi o hanno fama di essere deboli.

Ma il dato più inquietante è un altro: c’è anche chi ammette di essere lui il bullo. Di questi, il 25% ha detto di essersi poi sentito in colpa e pentito, il 45% ha provato dispiacere, ma c’è un 13,2% che sostiene di essersi divertito. Dove arriveremo di questo passo?

Foto | Flickr

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