Roma arDente: mangiare pesce a Portorotondo... in Prati


Mentre guidavo verso questo ristorante dove mi aspettavano degli amici un po’ chic mi chiedevo se il nome, Portorotondo, fosse un’invenzione per evocare alla mente lusso e ricchezza o se, più semplicemente, tradisse origini sarde. Le ipotesi si sono rivelate esatte entrambe.

Il locale ha una piccola porta che si apre sulla strada, via Oslavia, nella Prati più elegante, e non grandissimi sono gli spazi, comunque ben gestiti. La sala, in toni caldi dell’oro con qualche tocco di rosso nei quadri alle pareti, mi ha fatto pensare al caldo del sole estivo che brucia le spiagge chiare e incontaminate di quella splendida isola che è la Sardegna. Il pavimento, in parte a vetri, apriva un panoramico squarcio sulla rustica cantina sottostante.

La nostra cena, come era da aspettarselo, sarà tutta di pesce: iniziamo con un antipasto misto della casa che unisce i sapori del crudo, per chi li gradisce, al cotto. Fra i primi, troviamo scampi e gamberi, carpaccio di spigola, ostriche. Bellissimi alla vista, non saprei dirvi al gusto perché non amo il pesce crudo, ma chi li ha assaggiati è andato in visibilio.

Tra i piatti caldi, le proposte sono state piuttosto originali: alici in tempura (perfettamente strutturata!) con crema di cannellini, polpetti alla Luciana senza personalità, souté di cozze e vongole, buono, insalata di polpo e patate, un tantino banale. Da segnalare, invece, più per l’originalità della preparazione che per il sapore, le crocchette verdi di bianchetti con dadolata di pomodori.

Passiamo al clou della serata: soltanto uno di noi ha preso il secondo, il classico rombo in crosta con patate; tutti gli altri hanno preferito i primi, dove, menu alla mano, si è sbrigliata la fantasia dello chef. Gli agnolotti ripieni di crostacei con pesto mentolato, vongole e pinoli tostati promettevano bene ma per i nostri gusto erano terribilmente salati; i ravioli al pesce con pomodoro, crema di melanzane e parmigiano idem.

Piacevoli, invece, i malloreddus con triglia, pomodorini, capperi croccanti e olive. Una ricetta in cui echeggiano le origini sarde e i profumi semplici del Mediterraneo: con questi non si sbaglia mai. E, a proposito di Sardegna, molto piacevoli le pergamene di pane carasau fritto offerte con il cestino del pane e il mirto a chiusura di pasto.

E ora arrivano le note dolenti: il conto, 45 euro a persona. Sicuramente è stata una serata piacevole e d’atmosfera e il pesce era freschissimo, ma vi pare possibile pagare questa cifra per aver mangiato un antipasto e un secondo, senza vino né dolce? In tempi di crisi? E poi, se volete la mia opinione, d’accordo alle proposte originali nei menu, ma non bisogna strafare per forza caricando di ingredienti e sapori piatti che sarebbero più apprezzati nella loro semplicità.

Ristorante Portorotondo
Via Oslavia, 33
00195 – Roma
Tel 0637512288
www.ristoranteportorotondo.it

Foto | roby

Ristorante Portorotondo
La sala
Un dettaglio della sala
La cantina

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