Posta Prioritaria a Roma: un Odissea

francobollo_posta_prioritaria Come molti altri blogger, la maggior parte delle notizie che riporto sono frutto degli interessi che coltivo, e molto spesso delle mie esperienze e ‘avventure’ quotidiane.

Per esempio, quando e stata l’ultima volta che avete avuto bisogno di spedire qualche cosa con una certa urgenza? A me è capitato di recente, e quella che sto per condividere con voi è l’odissea che ne è scaturita.

Dovendo spedire in fretta una busta classica da una parte all’altra di Roma, mi dico “ la affranco con un francobollo di posta prioritaria e via. Che ci vuole?”. E già, che ci vuole?

Innanzi tutto mettendomi a caccia dell’agognato francobollo che non si lecca neanche più, scopro che la posta prioritaria, nata nel 1999 come prodotto postale per garantire la rapidità di consegna ad un prezzo superiore, a dire di rivenditori e tabaccai non esiste più dal 2006, ovvero da quando gli invii avvengono tutti per posta prioritaria. Ci credereste? Si vabbè ma i francobolli esistono, li ho visti un sacco di volte quando non mi servivano, anche se ora non li trovo...

Confusa, incredula, ma fiduciosa, nonostante un tempo ‘schifo’, intraprendo così la ‘passeggiata’ a piedi (si fa prima che a cercare il parcheggio sotto casa e alle poste) fino all’ufficio postale più vicino, si fa per dire, e mi metto in fila per il timbro che assicurerà alla mia lettera un viaggio celere.

Il prezzo varia a seconda della fascia di peso, formato e standard di confezionamento dell'oggetto da spedire, e stando a quanto riportato dell'Anacom, l'Autorità di regolazione portoghese che come ogni anno analizza i costi del servizio postale nei 27 Paesi dell'Unione europea, con una tariffa-base di 0,60 € noi italiani ci piazziamo anche sul podio dei paesi meno economici, in una classifica che pone agli estremi Finlandia e Danimarca con 0,74 € e Malta con 0,19 €.

Purtroppo però anche mettendo mano al portafoglio scopro che il termine prioritaria non sempre si adatta al servizio, e c’è anche il ‘piccolissimo’ rischio che arrivi un po’ in ritardo, o affatto. Del resto la certezza non esiste in natura figuriamoci per noi, in più in questo modo il precorso e l’arrivo non sono tracciabili come per la raccomandata con ricevuta di ritorno, e in ‘alcuni casi’, sempre secondo la gentile signorina che si occupa di me, quando non arriva è andata, persa, caput.

Alla fine, al solo pensiero di ripetere tutta l’operazione e perdere il contenuto della busta ho optato per una raccomandata, per compilare la quale ovviamente ho dovuto prolungare l’attesa e la fila oltre a stanziare una cifra maggiore. Con il senno di poi facevo sicuramente prima se la consegnavo a mano, ma spero che la mia ‘piccola Odissea’ serva a risparmiare ad altri tutto questo sbattimento.

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