Corsi di bon ton per tassisti. A Roma funzionerebbe?


Nella City non hanno dubbi: un ottimo tassista, oltre a conoscere a menadito la planimetria della città (la chiamano ‘the knowledge’ e ci vogliono 3 anni a impararla!) devono essere ben educati e un pizzico psicologi: devono capire, cioè, quando e se il cliente ha voglia di parlare e quando invece non ne ha affatto.

E se Roma imitasse Londra? Prima di chiedere a voi cosa ne pensate con un sondaggio, lo abbiamo chiesto a Mario, veterano del 3570 che guida tutto il giorno su e giù per la Capitale: “La buona educazione dovrebbe essere doverosa in tutti i lavori, ma nel nostro ancora di più perché siamo una ‘vetrina’ per Roma, 8 ore a contatto con il cliente, che spesso è straniero”.

“Siamo la prima persona con cui viene a contatto – continua - e la prima impressione, si sa, è quella che conta”. Mario addirittura proporrebbe di innalzare il livello di istruzione minima dei tassisti al diploma, tutto quello che serve, insomma “per rendere questo un lavoro normale, orientato al mercato, e non un mondo a parte come troppo spesso è”.

Secondo lui, comunque, gentilezza e in un certo qual modo classe, dovrebbero essere tratti distintivi, molto più importanti anche della conoscenza di strade, traffico e scorciatoie. Se al di là della Manica i colleghi delle tradizionali ‘black cab’ dovranno presto cimentarsi con guida ecosostenibile, attenzione alle persone disabili e psicologia spicciola del cliente, Mario sostiene che qui da noi fondamentale sarebbe imparare le lingue.

“Una volta in piazza di Spagna ho soccorso un collega che non sa l’inglese - racconta – aveva preso la chiamata di una coppia di giapponesi che credeva di essere stata truffata perché il tassametro partiva da 4 euro di base e non da 2,80 come quello che avevano preso il giorno prima, e lui non sapeva come spiegare che era domenica e veniva applicata la tariffa festiva”.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina: