La settimana dei Municipi: è emergenza casa ovunque


C’è chi ha perso il lavoro, chi non lo ha mai trovato, chi ha trascorso molto tempo per strada, chi ha rinunciato al suo orgoglio e ha occupato una casa diventando un abusivo, passando agli occhi della società da essere invisibile a insetto da schiacciare. Ma per i figli si fa questo e altro. Tante storie di chi la disperazione l’ha guardata in faccia tante volte e troppo a lungo, si trovano a ogni angolo della città, con un minimo comun denominatore: il sogno di una casa sicura.

C’è Raffaella, ex guardia giurata che oggi vivacchia con la figlioletta di 8 anni grazie a lavoretti da baby sitter e da stiratrice che dopo aver vagato da via Malatesta a via Collatina, oggi vive insieme con altre 20 persone in via Altobelli, sempre nel Municipio VI, in uno stabile confiscato alla banda della Magliana. Alla notifica di sfratto esecutivo si è rivolta all’ex circoscrizione che le ha consigliato nientepopodimenoché di telefonare allo 06.06.06.

Poi ci sono Gabriele ed Ersilia, coniugi 80enni che da oltre 30 anni abitano in via delle Vigne Nuove 653, Municipio IV, dove hanno sempre pagato l’affitto agrario per il fabbricato e utilizzato la terra (dove pascolano 20 pecore) in usucapione. Il loro sgombero era previsto per ieri mattina, ma nessuno si è presentato a eseguirlo, dopo gli accorati appelli rivolti da più parti al sindaco Alemanno.

E c’è anche una ragazza madre con una bimba piccola, cui martedì hanno notificato lo sfratto esecutivo dall’alloggio Ater che ha occupato sul lungotevere Testaccio, in Municipio I. Sono solo alcune delle 90 storie che stanno dietro ad altrettante richieste di sgombero inoltrate dall’Ater (l’ente assegnatario delle case popolari) e inevase dal Comune. È una guerra tra poveri: sia chi occupa che chi rispetta le regole, infatti, si trova nelle medesime condizioni di difficoltà.

Lunedì scorso il Campidoglio ha licenziato il piano Casa, che prevede, tra l’altro, 6000 alloggi di edilizia residenziale pubblica per le situazioni più drammatiche e 20mila per le famiglie di ceto medio piegate dalla crisi, interventi di sostegno alle fasce deboli e un incremento all’housing sociale, cioè abitazioni ad affitti calmierati, più le utenze extra, che saranno circa 19.700. Un altro impegno dell’amministrazione sarà indirizzato contro l’ingiustificato caro-affitti in città e nella creazione di una banca-dati per monitorare le situazioni di maggiore disagio.

Ma un altro nodo da sciogliere sono le modalità: dopo un braccio di ferro con i rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa in Aula Giulio Cesare, queste hanno ottenuto la sanatoria di alcune delle occupazioni messe in atto dal 2006 a oggi. Inoltre, come richiesto dai Blocchi precari metropolitani, si privilegerà il recupero di strutture esistenti e attualmente inutilizzate (480 gli ettari a Roma più 15 tra aree demaniali e caserme cedute dal Governo al Comune) invece di ulteriori cementificazioni.

Al Tiburtino III (Municipio V), l’Ater ha già lanciato un bando da 17 milioni per la costruzione di 120 nuovi appartamenti tra via Grotta di Gregna e via Mozart, che si andranno ad aggiungere ai 450 esistenti a formare un nuovo, grande quartiere popolare. Così si potrebbe procedere anche al recupero dell’ex scuola Tommaso Grossi in via degli Eucalipti, a Centocelle (Municipio VII), i cui occupanti hanno protestato per giorni sul tetto di una chiesa prima e del Colosseo poi.

O magari si potrebbe dare una risposta alle 35 famiglie che da 12 anni vivono in un altro edificio auto recuperato in via Sorel, Municipio VI, alcune delle quali poi spostate a Ponte di Nona, nel Municipio VIII. E trovare una soluzione anche per gli abitanti degli stabili di proprietà dell’Enpalia (ente nazionale previdenza addetti impiegati agricoltura) sparsi tra via Carnera, via Grottaperfetta, via Benedetto Croce, via Andrea da Bonaiuto, nel Municipio XI (ma vi sono casi simili anche nei Municipi IV, VII, IX e XII), che protestano contro l’aumento dell’80% del canone di locazione.

Ogni tanto ci si imbatte anche in esperienze positive, come Metropoliz, il primo esperimento di ‘città meticcia’ (un incontro pubblico per raccontarla c’è stato ieri): uno spazio liberato a Tor Sapienza, in via Prenestina 913 (Municipio VII), ex salumificio Fiorucci dove convivono italiani, peruviani, maghrebini, dominicani e un perfino ghanese proveniente da Rosarno.

Un capitolo a parte meritano, infine, i residence: sono strutture di proprietà di società immobiliari cui il Comune paga un affitto perché ci possano vivere persone disagiate. Dal 2005 ad oggi a Roma se ne contano 10, in cui vivono 1250 famiglie, per un esborso totale annuo di 25 milioni di euro che potrebbero essere impiegati per pagare mutui. I più ‘famosi’ sono quello in via Tagliaferri alla Giustiniana (Municipio XX), il Pietralata nel Municipio V e il residence a Casal Lumbroso, Municipio XVI.

Qui le regole sono rigide e chi non le rispetta è fuori: se viene un ospite deve consegnare il documento alla reception e andarsene entro mezzanotte. Gli inquilini invece, quando escono, devono depositare le chiavi in portineria e negli appartamenti non possono cambiare nulla: né mobili, né quadri né il colore delle pareti. È vita, questa?

Foto | Flickr

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