Capocotta: l'ultimo miraggio da oasi di Roma

Dopo l’ultima mareggiata e il grido d’allarme lanciato da ecologisti e gestori delle attività commerciali, fare un salto a Capocotta è stato inevitabile per chi come me frequenta la spiaggia più d’inverno che d’estate.

La Spiaggia di Capocotta dopo la mareggiata

Per tanti romantici affezionati all’immaginario da isola deserta o se preferite da oasi, insomma da natura selvaggia e indomabile, custodito dalle dune di Capocotta, ogni alterazione dell’habitat è percepita come una grave minaccia, nei confronti dell’ambiente e di un’atmosfera alla quale non si vuole rinunciare.

Scendere in spiaggia avventurandosi tra le dune rigogliose di vegetazione, lasciando inebriare i sensi dalla fragranza della natura e dagli scorci di paesaggio dietro ogni cespuglio, per giungere al cospetto dall’immensità del mare che ammalia e annienta ogni livore con il suono della risacca, è un balsamo troppo prezioso per rinunciarci.

La Spiaggia di Capocotta dopo la mareggiata
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Come potete constatare da queste immagini scattate qualche giorno fa, e da quelle più tempestive nella gallery del WWF, l’ultima mareggiata ha spazzato via un sacco di cose insieme alla spiaggia, lasciandosi dietro relitti ed esoscreletri che non torneranno ad animarsi fino alla bella stagione, quando il mare restituirà molto di quello che ha preso sulla costa da Levante a Ponente, e i virtuosi della tintarella prenderanno in ostaggio ogni granello di sabbia.

Guardandola ora che il mare ha fatto pulizia, è inevitabile pensare alla spiaggia di tanti anni fa, quando oltre alla distesa irregolare di sabbia e alle dune c’era solo qualche casotto ‘abusivo’ e bagnanti avventurosi che potevano sopravvivere anche senza docce calde e ghiaccioli freschi.

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Poi i casotti sono diventati palafitte, una cittadella ha continuato ad ‘edificare’ tra le dune, l’oasi naturista è diventata una vetrina per nudisti ‘trasgressivi’ e l’aspetto selvaggio è diventato il set per passerelle modaiole.

Per fortuna l’inverno i set chiudono, il cast migra e la spiaggia torna in balia del mare, delle correnti, delle maree, e se non fosse per la cupidigia umana che sta distruggendo il mondo intero insieme all’intera costa, Capocotta non dovrebbe temere poi monto. Quindi che fare?

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Il WWF vuole restituire l'oasi naturale alla natura e chiudere la spiaggia, i proprietari delle concessioni accusati di privare la spiaggia delle sue naturali difese danno la colpa al porto dell’idroscalo che ha spostato il gioco delle correnti, i vecchi pescatori e marinai sfoggiano una saggezza maturata stando a stretto contatto con le intemperanze del mare, mentre qualcuno riuscirà certamente a ‘guadagnare’ da questa faccenda.

Io sono qui che guardo il mare e la spiaggia come guardo il mondo, divisa tra la speranza e lo sconforto, frustrata per quello che non posso fare e infuriata per quello che fanno gli altri, perché oggi una delle ultime oasi naturali di Roma è ancora qui nonostante tutto, ma quello che ci sarà domani dipenderà da noi.

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