Il Pdl tra piazza e ricorso contro l'esclusione della lista dalle regionali del Lazio


Capitolo secondo nella tragicommedia rappresentata dall'esclusione della lista provinciale-Roma del Pdl per le elezioni amministrative di marzo. Sottotitolo: il Pdl sceglie la piazza per sostenere la sua domanda di riammissione alle regionali del Lazio.

A 48 ore dal pasticcio, nel Pdl sembra essersi scatenata una vera e propria gara. Quella a tirare sempre più in alto l'asticella dell'elasticità democratica: così, dopo le richieste al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di sanare con un intervento una decisione presa da un tribunale nel pieno rispetto della legge ora dal partito di Berlusconi fanno sapere che giovedì 4 marzo si ricorrerà ad una manifestazione per chiedere la riammissione.

La domanda che si fanno in molti è: se a consegnare le liste in ritardo fosse stato un partito con lo 0,1% qualcuno avrebbe avuto il coraggio di manifestare o chiedere un intervento del Presidente? Traduzione: la legge è uguale per tutti? La giornata di oggi è poi stata caratterizzata da altre due iniziative: la deposizione del ricorso alla corte d'appello e l'annuncio di un esposto contro i radicali ritenuti colpevoli di aver impedito la regolare consegna delle liste.

Così il coordinatore del partito Alfredo Pallone: "I fatti per come si sono manifestati, a nostro avviso, ravvisano gli estremi del reato di violenza privata operata in danno ai nostri delegati. Chiediamo che vengano immediatamente accertati i fatti e puniti i colpevoli perché il reato commesso è di straordinaria gravità". I Radicali hanno risposto con una denuncia per calunnia. Intanto, mentre la vicenda sta diventando un tormentone su Facebook sulle motivazioni dell'esclusione (vedi foto), nel partio regna il caos.

Nel Pdl regna il caos perché mentre in molti stanno cercando di scaricare la colpa sugli ignoti delegati dei Radicali o del Pd altri puntano il dito contro la dirigenza del partito nel Lazio. "Ho appena inviato al Presidente Silvio Berlusconi, una lettera con cui ho chiesto l'immediato commissariamento del Pdl romano" ha detto, ad esempio, il deputato del Pdl Giancarlo Lehner. Anche un'altro coordinatore regionale, Vincenzo Piso ha fatto capire che si è trattato di un errore interno. "Le persone che hanno presentato la lista provinciale - ha spiegato - sono di grande esperienza. Questo non vuol dire che non possano commettere degli errori".

"Tentare di buttare tutto in caciara - ha invece detto Carlo Giovanardi - rischia di trasformare il dramma in una tragedia per la democrazia che si fonda su presupposti di regole certe che devono essere da tutti condivise e rispettate, sia quando giocano contro sia quando giocano a favore".

Infine, regna il caos nel Pdl anche per decidere quale versione dei fatti affidare ai media. Alfredo Milioni, l'uomo che avrebbe dovuto consegnare le liste, a La Stampa ha dichiarato di non essere riuscito ad entrare negli uffici a causa di un litigio: "Alle 11.30 siamo entrati. Piano terra, palazzina A, stanza 23. Siamo arrivati in orario e ci siamo messi regolarmente in fila. Noi abbiamo cercato di presentarla ma ci è stato impedito. Abbiamo cominciato a discutere e, litigando, ci siamo ritrovati fuori dalla linea Maginot. È stato creato ad arte un subbuglio per impedirci di presentare la lista. Io non ho sbagliato niente ha sbagliato chi non ci ha fatto depositare la lista". Ma al Corriere della Sera Milioni ha detto un altra cosa: "Sì... ecco, sì: sono andato a mangiarmi un panino. Non mi pare grave, no?"...

Duro e riassuntivo il commento di Umberto Bossi: "Nel Lazio io non ci sono, è la destra che ha sbagliato". Sintetico anche il commento di Sinistra e Libertà: "Il centrodestra alza polveroni sull'esclusione della lista PdL per nascondere i propri errori".

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