Ara Pacis. Gli esperti: ok a mostre e sfilate


Fin dalla sua inaugurazione nel 2006, l’opera di Meier, la teca di vetro che ricopre l’Ara Pacis, ha fatto parlare di sé e diviso l’opinione pubblica e quella degli esperti del settore tra fautori e detrattori. L’argomento era così interessante che due anni dopo il neoeletto sindaco di Roma Gianni Alemanno annunciò che l’avrebbe rimossa, affrettandosi poi ad aggiungere che non era però una priorità della Giunta (e infatti..).

In seguito il dibattito fu spostato sulle sue potenzialità, dopo che s’iniziarono a organizzare nell’area mostre e sfilate (la più famosa quella degli abiti storici di Valentino) che potessero arricchire, o perlomeno andare a braccetto, con l’offerta archeologica del monumento in sé, sul quale si è continuato a fare ricerca.

Oggi che è vi è in corso la mostra interattiva su De André, arrivata da Genova, il sovrintendente ai Beni archeologici di Roma, Angelo Bottini, torna sulla questione per dire sì all’utilizzo dell’Ara Pacis “per funzioni lontane da quelle legate all'archeologia”, ma con attenzione: “L'Ara Pacis, come anche il Colosseo, sono beni troppo preziosi per essere utilizzati per manifestazioni che non hanno nulla a che fare con un progetto culturale. Ben vengano, dunque, concerti o rappresentazioni teatrali di qualità".

Dello stesso avviso anche Marco Fabbri, docente di archeologia all'università di Tor Vergata, secondo il quale l’uso polifunzionale dell’Ara Pacis costituisce “un'occasione in più per i fruitori” e il critico per antonomasia Vittorio Sgarbi, che però rilancia: “Il vero problema dell'Ara Pacis non è l'uso che se ne può fare, ma il progetto che l'architetto americano Richard Meier ha elaborato per la sua riqualificazione”. E ricominciamo daccapo.

Foto | Flickr

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