Roma Criminale. Inchiesta "Broker", bufera giudiziaria da romanzo

pugliese e mokbel

Questa storia sembra un Romanzo. Il nuovo Romanzo Criminale. C'è dentro tutto. L'estrema destra eversiva, la 'ndrangheta calabrese, la malavita di Ostia, la politica di sempre, i soldi sporchi, una truffa enorme, storica, che per ora ha prodotto 56 arresti, anche illustri. La trama è intricatissima, i personaggi sono tanti, come in ogni romanzo che si rispetti, e stiamo appena imparando a conoscerli.

Ci sono voluti sei anni di lunghe e difficili indagini dei Ros e della Guardia di Finanza per fare un po' di luce. C'è un'ordinanza di 1.600 pagine in cui gip Aldo Morgigni ha ricostruito la maxifrode da 2,2 miliardi di euro (riciclaggio e rimborsi Iva con società off-shore) che ha coinvolto Fastweb e Telecom, oltre al senatore Nicola Di Girolamo.

Ma il protagonista dell'inchiesta "Broker" è sicuramente Gennaro Mokbel, imprenditore romano (cresciuto al Nomentano) con amicizie nella destra eversiva e contatti passati (del tutto?) con Antonio D'Inzillo, uomo della banda della Magliana condannato all'ergastolo per l'omicidio di Renato De Pedis e tutt'ora latitante.

Dalle indagini risulta la sua straordinaria capacità di proporsi nei circuiti legali e istituzionali, ottenendo considerazione, "a dispetto del coacervo di rapporti con ambienti criminali di primissimo piano a Roma ed altrove", come quelli con Carmine Fasciani, esponente della criminalità organizzata romana, della zona di Ostia.

Mokbel ha "costruito" la candidatura, con i voti comprati degli italiani all'estero, di Nicola Di Girolamo, tramite due suoi contatti decisivi: Gianluigi Ferretti, chiamato anni fa da Alemanno a collaborare con il ministero dell’Agricoltura. E Stefano Andrini (altro uomo dal passato nero, ex naziskin, condannato per tentato omicidio nel 1989)., a cui sempre l'attuale sindaco di Roma, aveva dato un ruolo di vertice nell'Ama e dalla quale è ora stato costretto a dimettersi.

Le intercettazioni telefoniche, come spesso ormai ci siamo abituati in questi tempi bui, sono il capitolo più raccapricciante del romanzo. La caccia dei voti all'estero con Roberto Macori e Zi' Franco Pugliese come rastrellatori, o i nomi che Mokbel spara gonfiando il petto ("Mambro e Fioravanti li ho tirati fuori io"), ma soprattutto il triangolo tra Mokbel, Silvio Fanella e Silvano Breccolotti, indicati quali responsabili della cassa.

Le conversazioni sono due, una del 18 ottobre del 2007 e una del 29 novembre dello stesso anno, entrambe intercettate nell'ufficio di Mokbel in viale Parioli a Roma. Ecco alcuni passaggi salienti riportati da Il Messaggero.

Fanella: ricordati di dire al Somaro (Carlo Focarelli, ndr)...tutti i suoi...cinquanta all'ingegnere...cinquanta a quello...cinquanta a quell'altro...settanta 'pesci».
Mokbel: ci deve ridà lui...
Fanella: ci deve ridà 'Somarò...di quelle...duecento ce stanno da dà a Nathalie (Nathalie Madaleine Doumesnil, ndr)...
Mokbel: e poi?...
Fanella: poi c'abbiamo un milione e sei...che sono i soldi...quattro piotte più il dieci per cento per l'avvocato....
(...)
Breccolotti: bancarotta?...
Mokbel: pure ai tropici...
Fanella: no...secondo me...i trentadue...in cassa... all'epoca, c'erano rimasti nove e mezzo...perchè noi...presi otto, li famò lavora al "Bonzo"
(Aurelio Gionta, ndr)
Breccolotti: due milioni li porto...no?
Mokbel: ecco, quelli so tutti nostri Fanella: Nicola...duecento...ci hanno lasciato il...virgola cinque...duecento venti so...duecentoventi so di (inc)...e quattrocento di Barbara (Barbara Murri, ndr)...quattrocento più duemila...e tutto il resto è nostro...
Mokbel: io mi ricordavo quelli...
Fanella: so due milioni e mezzo...che non ci stanno... settecentomila...e...scusami...ci è avanzato qualche cosa...
Mokbel: dove stanno i (incomprensibile)?
Fanella: si...cinque e mezzo...un altro...un altro milione e mezzo deve arrivare senza...che ce vuole Mokbel: comunque abbi fede...io però mi devo spostà un milione e mezzo?
Breccolotti: sono tra due e cinque e tre...
Fanella: esatto...ma in cassa...e mezzo
Breccolotti: ma non stanno quelli delle Seychelles
Fanella: le Seychelles non c'entrano niente Mokbel: ma quelli non me li ricordo...
Fanella: non te preoccupà...mo settecento...quattrocento... t'arrivano
Breccolotti: comunque ragazzi non sottovalutate...non sottovalutiamo la voce interessi su trenta milioni di euro...perché sono tanti soldini eh sul conto...

Stesso tono nella conversazione del 29 novembre, in cui Breccolotti sottolinea che «Pino e Nicola (Marco Toseroni e il senatore Nicola Paolo di Girolamo, ndr) dovevano partì... dovevano annà...perchè una banca...li ha chiamati, je dovevano portà tutto quanto er business che hanno fatto no, che hanno passato quaranta milioni...i quaranta milioni de euro che c'hanno transitato, quelli che j'avemo mandati a "Ciccio" (Augusto Murri, ndr)».

Per non parlare delle parole che Mokbel utilizza proprio con Di Girolamo (dal Corriere della Sera):

«Se t'è venuta la senatorite è un problema tuo Nico'... A me non me ne frega un c... di quello di quello che dici tu... Puoi diventa' pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio... Tu sei uno schiavo mio» (...) «Devi paga' tutte le cambiali che so' state aperte e in più poi devi paga' lo scotto sulla tua vita, perché tu una vita non ce l'avrai più. Poi dovrai fa' tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio, chi te segue le commissioni, li portaborse, l'addetto stampa»

Insomma è lo scenario perfetto per er Libanese o er Freddo, la differenza è che oggi (ma perché ieri no?) ci vanno di mezzo anche le grandi società di comunicazione. Nell'associazione a delinquere ne sono state sfruttate due quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, che hanno creato un danno allo Stato di 370 milioni (il flusso di denaro era di oltre 2 miliardi di euro), con fondi neri e ricchezze all'estero.

Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb è stato arrestato. L'ex ad di Telecom Sparkle, Mazzitelli, respinge le accuse, ma intanto Telecom frana in Borsa. Nella vicenda c’è anche un bel po' di destra (oltre all'estrema). Come ad esempio Paolo Colosimo già difensore del portavoce di Storace, Niccolò Accame, per il Laziogate. E' saltato fuori anche il nome di Fini, che ora si lamenta del fango.

Aspettiamo sviluppi, e soprattutto il finale, se mai ce ne fosse uno. Per ora si chiude con la scoperta dell'immancabile tesoretto di Mokbel. Il Grisbì. Migliaia di opere di importanti artisti contemporanei e moderni con nomi del calibro di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina.

Tutto sequestrato oggi dai carabinieri del Ros nella casa di Mokbel e in un deposito nel quartiere Fleming. Non potevano mancare, fra questi, diversi ritratti di Hitler ed una scultura della testa di Mussolini. Si potrebbe chiudere qui il romanzo, ma questa è vita vera, che non trova pace in uno scaffale.

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