Turisti a Roma: il rione Esquilino (prima parte)

Esquilino-GiardiniDiPiazzaVittorio

Nel corso delle varie puntate di Turisti a Roma, abbiamo parlato più volte delle contraddizioni in cui può imbattersi chi visita la città, non solo quando arriva per la prima volta. La prima e più evidente è il delicato equilibrio (spesso precario) tra l'enorme mole della tradizione e una modernità sempre incerta, fatta di mille compromessi con i secoli di Storia a cielo aperto.

Eppure il tratto che rimane inalterato è quello della romanità: indefinibile connotato che va ben oltre un'espressione dialettale o uno stereotipo da grande e piccolo schermo. Un altro esempio di questa complessa convivenza è il rione di cui iniziamo a parlarvi oggi. Con l'aggiunta di uno degli elementi più dirompenti per la lenta (lentissima) trasformazione di Roma in metropoli: l'immigrazione.

Il rione Esquilino è un laboratorio di osservazione a cielo aperto. Un luogo per certi versi ancora più complesso di molte periferie capitoline perché ai flussi migratori che ormai contano diverse generazioni, si sommano la storia della città e un'architettura che è già una sorta di stonato controsenso con quella che ha reso famosa la Caput Mundi.

NinfeoDiMario

L'Esquilino nasce tardi come quartiere, in seguito allo smembramento del rione Monti. Proprio a causa di questa origine, rimane una zona esterna, adiacente al Centro Storico, ma separata. Prima che Augusto con la sua riforma urbanistica interrasse ogni cosa, la zona era una vastissima discarica di rifiuti e sede di un cimitero per gli schiavi e i meno abbienti.

Il terrapieno diventò una 'passeggiata' con tanto di giardini su cui poi vennero costruiti gli Orti di Mecenate. L'auditorium omonimo è una delle poche testimonianze rimaste: molti dei resti rinvenuti possono essere ammirati al Museo del Palazzo dei Conservatori.

Tempio di Minerva Medica

La spiacevole abitudine che riguarda l'Esquilino è quella di essere considerato un quartiere turisticamente meno rilevante. Come spesso accade per ciò che è fin troppo evidente, chi arriva a Roma in treno, facendo scalo alla vicinissima Stazione Termini, non pensa di visitarlo e si imbarca subito alla ricerca degli scorci da cartolina del Centro. Paradossalmente invece, uno dei primi monumenti visibili è proprio a ridosso dei binari: il Tempio di Minerva Medica (ninfeo degli Horti Liciniani). Leggenda vuole che addirittura Filippo Brunelleschi, venendo a Roma, lo studiò per trovare il modo di costruire la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Orgoglio e in qualche modo 'filtro' del rione è la Basilica di Santa Maria Maggiore. Da molti erroneamente assimilata al rione Monti, è invece di fatto lo spartiacque tra le due zone, un tempo unite. Impossibile descriverne qui il fasto e la bellezza, specialmente delle due cappelle: la Paolina e la Sistina. Una curiosità: la basilica (comprese le scalinate esterne), pur essendo ovviamente al di fuori del territorio dello Stato Vaticano, costituisce area extraterritoriale a favore della Santa Sede. E' quindi territorio italiano con il privilegio del diritto di extraterritorialità. Le inferriate che la proteggono all'esterno sono -per esempio- invalicabili dalle Forze dell'Ordine.

BasilicaSantaMariaMaggiore

Il rione Esquilino però non è solo la sede di monumenti grandiosi dal fascino evidente. C'è una Storia nascosta, meno appariscente, spesso addossata ai palazzi che non la custodiscono, ma si limitano anzi a renderla meno visibile. E' il caso della Porta Alchemica (detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli), resto di un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte proprio nella sua residenza sul colle Esquilino.

PortaMagicaRioneEsquilino

La leggenda vuole che un pellegrino alchimista trascorse una notte nei giardini della villa cercando una misteriosa erba capace di produrre l'oro. Il mattino dopo, uscendo dalla porta, lasciò dietro alcune pagliuzze dorate e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.

Il marchese Palombara fece incidere il contenuto del manoscritto sulle cinque porte della villa e sui muri della villa sperando che qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli. Gli stessi simboli che oggi possiamo vedere sui resti della porta, ricostruiti su un muro in un angolo dei giardini di piazza Vittorio Emanuele II: un altro luogo atipico, a Roma. Testimonianza di un'architettura che poco ha a che vedere con il resto della città. Di questo però, parleremo domani.

Foto | Flickr Wikipedia + + +

Come arrivare:
Metro: linea A stazione "Vittorio Emanuele"
Autobus: 105 - 150 express festiva - 360 - 590 - 649 - N1 - N12 - N18
Tram 5 - 14


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