Turisti a Roma: il rione Trastevere (prima parte)

PiazzaSantaMariainTrastevere

L'impresa 'stavolta è di quelle che scoraggiano prima ancora di iniziare. Come spiegare a chi non è di Roma cosa rappresenta un rione come Trastevere? Certo, ci sono la Storia, il Cinema, l'immaginario. Così però si rischia di restituire un'idea ancora più stereotipata, banale e imprecisa della romanità.

Il Rione Trastevere è un simbolo: poco da aggiungere. Il simbolo di una Roma in parte 'sparita' (come si affannano a ricordarci canzoni e poesie) e -contemporaneamente- ancora viva. Sotto traccia, magari in modo non così evidente. Lo spirito di una città che non ha mai smesso di resistere anche alla quantità spropositata di visitatori, anche agli 'americani' (in realtà vengono da qualsiasi paese) che qui, anni fa, hanno persino acquistato case che i trasteverini non potevano (o non volevano) più permettersi.

Non vogliamo anticiparvi nulla, ma è bene che sappiate quanto troverete di Roma nelle parole che spenderemo su questo rione. Leggetele e poi, per un attimo, dimenticatele quando arriverete a piazza Sonnino o a piazza Trilussa: qui ci sono strati su strati di Storia che tentano di convivere con risultati, facile da immaginare, non sempre semplici o lineari. Iniziamo subito dopo il salto.

StemmaRioneTrastevere

Prima di ogni cosa lo stemma: le origini sono incerte, eppure già da questa testa di leone dorata su sfondo rosso, si riesce a dedurre molto dei trascorsi del quartiere. Vediamo perché. Alcuni storici raccontano che, dal 1100 al 1414 in una gabbia posta ai piedi del Campidoglio ci fosse sempre un leone, a rappresentare potenza e maestà. Dopo la morte di un ragazzo, sbranato perché si era accostato troppo alla gabbia, si decise di sopprimere l'animale. Il simbolo di Roma venne sostituito dalla Lupa della leggenda, mentre la testa fu donata al capo del rione Ripa (di cui Trastevere ai tempi faceva parte) che la seppellì in un suo orto al di là del Tevere.

Potevano mai, i fieri trasteverini, lasciarsi sfuggire l'occasione di identificarsi in un'immagine che rappresentava allo stesso tempo la maestà di Roma e l'orgoglio delle radici anche davanti a una morte brutale? Ovviamente no. Aggiungeteci che in loro abitava la sensazione continua di sentirsi romani e non-romani, allo stesso tempo (oltre il fiume Tevere c'era ancora un gran caos di insediamenti e etnie, all'epoca) ed eccoli appropriarsi di un simbolo la cui effige troneggia ancora oggi.

VicolodiTrastevere

Il cosiddetto 'popolino' che tanto ha diffuso l'idea di romanità nel mondo è nato da un insieme molto disomogeneo di influenze. Trastevere era un territorio etrusco, che i Romani occuparono più o meno illegittimamente e fu poi (vista la presenza del fiume) metà di molti immigrati orientali, principalmente ebrei e siriani (immancabile, a questo proposito, una visita al Santuario Siriaco al Gianicolo, in via Dandolo).

Paradossalmente, proprio questa mescolanza di etnie, isolate per tanto tempo dalla Roma imperiale e 'ufficiale', generò la nota indipendenza dei trasteverini che diventarono una specie di popolazione a se stante: fiera, forte e protetta dalle mura che respingevano le piene del fiume, dal labirinto di vicoli creato dalle abitazioni costruite senza troppa attenzione a rispettare le dimensioni delle strade e dall'essere -nel bene e nel male- un luogo di 'frontiera', non sempre raccomandabile.

PiazzaSantaMariaInTrastevere(dettaglio)

Eppure, come nella migliore tradizione delle grandi città, molti nobili romani decisero di far costruire le proprie ville proprio a ridosso dell'allora malfamato rione, nei punti rialzati che lo dominavano dall'alto. Due personaggi su tutti: Clodia, amica del poeta Catullo e, soprattutto, Gaio Giulio Cesare (alcuni dei resti della sua abitazione sono al momento custoditi nel museo di Palazzo Massimo alle Terme).

Che fosse quello degli imperatori o, in seguito, quello del vicino Vaticano, l'insofferenza trasteverina al potere e alle imposizioni, nasce proprio da qui. Un luogo abitato da personaggi poco inclini ad abbassare sguardo e lame di coltello (come recitano gli stornelli della tradizione). Un luogo che ha perso poco del suo fascino, ma è costretto in spazi sempre più raccolti, scorci che proveremo a mostrarvi nelle prossime due puntate di Turisti a Roma.

Foto | Wikipedia Flickr +

Come arrivare:
Tram: 8 (direzione Casaletto da Largo di Torre Argentina)
Autobus: linea 3, 116, 75, H


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