Villaggio Olimpico a Tor di Quinto: Campagna Romana v Cemento

Ippodromo Tor di Quinto_Roma_wikimapia

Per quanto le Olimpiadi del 2020 a Roma siano ancora un miraggio, le polemiche sul futuro Villaggio Olimpico sono accese e reali, e nonostante il Sindaco Alemanno non li dichiari ostativi, i vincoli archeologici e paesaggistici che gravano sull’area di Tor di Quinto che dovrebbe lasciare il posto a gran parte del futuro Villaggio Olimpico, hanno già ricevuto il no secco e deciso da chi si schiera a tutela del paesaggio, come la sezione romana di Italia Nostra e VAS, l’Associazione Verdi Ambiente e Società.

L’ippodromo di Tor di Quinto è soggetto a vincolo demaniale e tutelato dal vincolo paesaggistico del Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) adottato nel 2007 che lo destina a Paesaggio dell’insediamento storico diffuso, autorizzandovi solo il recupero ed ampliamenti inferiori al 20% del patrimonio edilizio esistente. Il nuovo P.R.G. di Roma, definitivamente approvato a febbraio del 2008, destina l’ippodromo a Servizi privati dove l’art. 86 delle NTA non consente nuove edificazioni.

Vincoli di inedificabilità ‘superabili’ secondo il Sindaco, dalla costruzione di un Parco Olimpico di 16.000 posti letto più 5.000 alloggi per i giornalisti (future case popolari?) rispettoso dell’ambiente ed ecosostenibile, con un equilibrato rapporto tra verde e costruzioni. Purtroppo nonostante mostre, libri ed eventi che attestano il contrario, la tutela del nostro paesaggio spesso ‘d’intralcio al futuro’ non sembra immune da eccezioni, e il vincolo ‘morbido' per l’Agro Romano o le sorti di Tor di Quinto non sembrano smentire questa tendenza. 5.400 ettari di campagna romana contro 2 milioni di metri cubi di cemento. Chi la spunterà?

Foto: Wikimapia

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